Biblioteca in centro storico Tempi lunghi per il rientro

6 Febbraio 2020

La vicenda della “Tommasi”, tra il passato glorioso e il futuro ancora incerto L’ipotesi: altri 5 o 6 anni per la ricollocazione nel cosiddetto Quarto cantone

L’AQUILA. Negli ultimi mesi si è parlato molto della ristrutturazione del cosiddetto Quarto Cantone – un’operazione dal costo di circa quaranta milioni di euro – per il quale, entro pochi mesi, dovrebbe essere pronta la gara di appalto per il primo lotto. La stazione appaltante è il Provveditorato alle Opere pubbliche. Nel Quarto cantone c’era la biblioteca provinciale “Salvatore Tommasi”, uno dei fiori all’occhiello della città che negli anni ante-sisma rappresentava un punto di riferimento fondamentale per la cultura dell’Aquila e non solo. Molte associazioni cittadine, ormai da tempo, chiedono a gran voce un rapido ritorno della “Tommasi” nel centro storico, dove era ospitata fino al sei aprile 2009. Oggi la Biblioteca è in un capannone del nucleo industriale di Bazzano dove è stata ricollocata nel post-terremoto, e, anche a causa del passaggio della gestione dalla Provincia alla Regione, stenta ad avere il ruolo che merita e che l’ha storicamente contraddistinta.
I NUMERI. Ci sono alcuni dati, che sono riferiti al periodo 1995-1998 (all’epoca la biblioteca era diretta da Walter Capezzali, oggi presidente della Deputazione di Storia Patria) dai quali emerge che in quel quadriennio quasi 270.000 persone (lettori) usufruirono dei servizi della “Tommasi”. Un dato, tra l’altro, “frenato” dal fatto che negli anni 1997-98 furono ridotti di molto gli orari di apertura a causa di importanti lavori di adeguamento che riguardarono in particolare la messa in sicurezza degli impianti. Numeri notevoli anche per quanto riguarda il prestito. Nel quadriennio considerato furono dati in prestito quasi 27.000 libri senza contare i prestiti ad altre biblioteche nazionali (144) e internazionali (30). Furono spesi 600 milioni di lire per l’accrescimento delle raccolte della biblioteca e furono prese in carico 8.500 “unità bibliografiche”. Ci furono importanti recuperi – grazie a donazioni o acquisti sul mercato antiquario – di manoscritti e rarissimi libri a stampa riguardanti personaggi ed eventi abruzzesi dall’antichità al secolo scorso.
LE INIZIATIVE. Tanti studiosi stranieri vennero all’Aquila in quel periodo a cercare “pezzi” rarissimi. Quasi 300 milioni di lire furono spesi per il sostegno alle biblioteche minori del territorio anche attraverso l’acquisto e la distribuzione di 6.500 volumi. Tante le iniziative e manifestazioni culturali fra cui (sempre nel periodo 1995-1998) sette mostre documentarie, dodici convegni, otto incontri culturali e la pubblicazione (14 numeri) del periodico la “Provincia”. Ci fu la completa trasformazione informatica dell’intero funzionamento della Biblioteca, il recupero funzionale di tremila metri quadrati del complesso dell’abbazia di Santa Maria di Collemaggio e la sua attivazione come centro culturale polifunzionale. Fu avviato un corso di perfezionamento postuniversitario in catalogazione, conservazione e restauro dei beni librari in base a un accordo di programma con l’Università dell’Aquila e la Fondazione Carispaq, furono fatti restaurare preziosi codici miniati del XV secolo appartenuti al cardinale Amico Agnifili e furono appaltati i lavori per la realizzazione del deposito sotterraneo centralizzato (locali ex Laetitia) e per la valorizzazione della sala Patini per un uso pubblico. Insomma la “Tommasi” si presentò alle soglie del terzo millennio come una Biblioteca all’avanguardia e un vero e proprio centro culturale di altissimo livello sia locale che nazionale (e, per certi versi, anche internazionale).
IL PRESENTE. Oggi, quel passato, sembra irreale. Il terremoto del 2009 ha certo costretto l’enorme e prezioso patrimonio librario a “trasferirsi” in periferia, ma poi anche l’uomo, come accade quasi sempre in caso di catastrofi, ci ha messo del suo. La Biblioteca “Tommasi” tornerà in centro storico, ma i tempi non saranno brevi. A essere molto ottimisti bisognerà attendere un minimo di altri cinque o sei anni prima di poter tornare a leggere e studiare nelle splendide sale della biblioteca ormai non più provinciale. E poi bisognerà capire che tipo di servizio sarà fornito. I tempi d’oro probabilmente saranno soltanto un bel ricordo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA