Biblioteca: lavori tra 2 anni La Cattedrale nel limbo

La nuova legge in gestazione giovedì approda in consiglio comunale L’assessore Di Stefano: «Non ci saranno contenziosi ma soltanto chiarezza»
L’AQUILA. Altri due anni almeno per l’avvio dei lavori al maxi-aggregato della Provincia ai Quattro cantoni (con l’ex liceo Classico e la biblioteca provinciale, per il cui rientro in centro si è levato il grido di dolore dello storico Raffaele Colapietra). Forse tre anni (una volta partiti i lavori) per il completamento dell’aggregato di San Massimo, da dove, secondo la legge in gestazione, è esclusa la Cattedrale, il cui restauro comincerebbe a seguire, stando così le cose. Per il teatro comunale, invece, si è alla fase del progetto esecutivo. L’agenda dell’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano è punteggiata di priorità. Il componente della giunta Cialente si dice fiducioso sui contenuti della nuova legge (che giovedì approda in consiglio comunale) e non teme i contenziosi che potranno sorgere circa le vecchie e nuove modalità di affidamento dei lavori.
LA LEGGE. «La nuova legge», sostiene l’assessore, «considera interventi pubblici quelli sulle chiese, Cattedrale compresa. Salvo che il parlamento non decida diversamente. In ogni caso, bisogna aspettare il varo ufficiale del testo al quale ci si dovrà poi uniformare. Purché questo avvenga in tempi umani, altrimenti salgono le tensioni. Per l’aggregato di San Massimo nessuna conseguenza si avrà dalle nuove procedure. Ad esempio, il discorso dei privati che devono invitare cinque imprese non è una novità della legge in via di formazione. Sta scritto anche nelle ordinanze fin dal 2012. Quindi i privati non possono aver fatto una cosa diversa. Contenziosi? Non credo. Certo, se si verifica il caso per cui sono stati fatti affidamenti senza la conoscenza dell’importo del contributo...la legge tende a chiarire proprio questo. Altra cosa è se ci sia stato già un progetto approvato, anche nella prima parte. La legge tende a curare le situazioni che lasciano qualche dubbio. Bisogna aspettare ancora un po’ ed essere fiduciosi: quando ci sarà la norma tutti saranno tenuti a rispettarla, mica si può fare il contenzioso col parlamento...», prova a sdrammatizzare l’assessore. «In ogni caso, bisogna pronunciarsi su cose concrete altrimenti si fa un esercizio di fantasia che innesca tensioni a catena che non aiutano. E a noi serve una legge che ci aiuti, e non che freni. Per questo l’attenzione dev’essere concentrata a scrivere norme che producano meno conflittualità possibile. A sei anni dal terremoto c’è bisogno di camminare, non di litigare».
I LUOGHI-SIMBOLO. «La scuola De Amicis dovrebbe partire: la gara è fatta», continua Di Stefano. «Il teatro comunale pure è affidato e si partirà all’esito del progetto esecutivo. Si sta lavorando su Palazzo Camponeschi mentre si attendono notizie sulla progettazione e sulla gara per il palazzo dell’Inps regionale. E poi c’è l’importante gara di progettazione sull’isolato della Provincia, con la biblioteca e il Liceo. Per adesso recuperiamo il palazzo, poi tornerà anche la biblioteca. È l’ultimo dei Quattro cantoni che dev’essere sistemato. Del resto, per importi di una certa soglia occorre fare la gara di progettazione. Fatta la gara, l’immancabile ricorso. Quindi ci sono i tempi tecnici per la redazione del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo, quindi le approvazioni...le procedure pubbliche sono queste. Se tutto va bene, altri due anni per il via ai lavori. Chi critica i ritardi tenga conto che si agisce con le leggi che ci sono: anche il parlamento dovrebbe fare la sua parte. Quando arriva un terremoto bisogna avere una norma chiara, una legge di respiro nazionale».
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