Bilancio di previsione, scontro a Tornimparte
L’opposizione: «È senza visione futura, con il Pnrr solo investimenti costosi e inopportuni»
TORNIMPARTE. Continua la polemica a Tornimparte dopo l’approvazione del bilancio di previsione finanziario per il triennio 2024-2026, passato in consiglio comunale con i soli voti della maggioranza. I rappresentanti dell’opposizione, Ferdinando Carducci, capogruppo, e i consiglieri Gianfranco Di Benedetto, Lina Tresca e Alessandro Ruzza, motivano il loro dissenso. «Il bilancio di previsione non può essere concepito come un semplice adempimento burocratico», affermano i quattro, «rappresenta gli eventi che si intendono governare e ogni stanziamento deve essere rappresentativo di una progettualità di visione futura del tutto inesistente nel nostro Comune. Ci è stato presentato un documento insufficiente e inadeguato in riferimento alle attività complessive che devono essere portate avanti, dei problemi che devono essere affrontati e che andrà avanti a colpi di variazioni di bilancio come accaduto negli ultimi anni. Un documento privo della condivisione con lo stesso gruppo di minoranza che in più di un’occasione ha dimostrato senso di responsabilità e non il no a prescindere tanto caro alle loro opposizioni. Giova ricordare la bocciatura del nostro emendamento per la declassificazione dei terreni edificabili con il quale la quota Imu non riscossa sarebbe stata irrisoria, ma avrebbe avuto un’alta valenza ambientale e senso civico, così come per altri emendamenti o proposte non prese in considerazione solo perché venivano dalla minoranza. Ci siamo trovati di fronte a un bilancio di previsione povero e privo di investimenti, senza una visione di futuro, se si eccettuano i lavori previsti con i fondi del Pnrr, che dovremmo giocoforza restituire, utilizzati per la realizzazione di interventi costosi e inopportuni, senza aver previsto una piazza comunale che si identifichi come l’agorà del paese, oppure dei parcheggi di cui siamo letteralmente sprovvisti. Per non parlare, infine, della poca attenzione riservata alle categorie più fragili, quali gli anziani e i giovani, allo sport e al tempo libero con previsioni economiche notevolmente ridotte o inadeguate».

