«Bimbi maltrattati», maestre nei guai

Il pm chiede condanne per complessivi dieci anni a carico delle tre educatrici. La difesa: «Mistificazione della realtà»
L’AQUILA. Il processo a tre maestre dell’Asilo “Cip e Ciop” di Pettino per presunti maltrattamenti ai danni di alcuni bambini è alle strette finali. Ieri la Procura, tramite il pm onorario Ilaria Prezzo, ha chiesto condanne senza sconti per le tre imputate: Marika Repele, Giuliana Colaiuda e Costantina Bucci. Per la prima sono stati chiesti 4 anni di carcere e tre per le altre. Va precisato che l’asilo ha cambiato nome e ha una nuova gestione molto apprezzata.
Nel corso dell’udienza di ieri sono emerse due versioni completamente diverse dei fatti a fronte di una realtà processuale che verrà svelata il 6 aprile con la sentenza del giudice Adolfo Di Zenzo. Il pm Prezzo, prima di esplicitare le richieste, ha ricordato che alla base delle accuse ci sono le riprese di cinque telecamere con filmati che sono andati avanti per oltre un mese nell’estate del 2014. A suo avviso sarebbero sufficienti le testimonianze per sostenere le imputazioni. Ha poi ricordato che gli episodi sui quali occorre far luce sono 31 e riguardano bambini da zero a tre anni.
L’avvocato di parte civile, Marco De Paulis, ha fatto un lungo excursus riferendo di metodi correttivi, che se provati, sarebbero davvero gravi. Come, per esempio, un bambino obbligato a lavarsi con l’acqua che aveva fatto cadere accidentalmente sul seggiolone. Un altro sarebbe stato sgridato con tanta asprezza al punto da fargli venir meno il respiro. Altri ancora, per punizione, sarebbero stati messi con la faccia contro il muro o sarebbero stati imboccati con forza. È stato anche segnalato il caso di un piccolo che sarebbe stato sgridato per aver mangiato da solo: comportamento che sarebbe, al contrario, da individuare come una sorta di progresso nella crescita e, dunque, non da osteggiare. De Paulis, che ha invocato pene fino a 6 anni di carcere, ha anche ribadito che certe vessazioni sono una «bomba a orologeria» nella psiche del bambino che potrebbe esplodere anni dopo. Di qui la sussistenza di danni psichici irreparabili. Lo stesso De Paulis, e l’altro avvocato di parte civile, Maura Cubeddu, hanno osservato come queste contestazioni, a loro avviso, non possono essere derubricate all’abuso di mezzi di correzione. Essi hanno ribadito le loro richieste di risarcimento che ammontano, nel complesso, a 400mila euro. La Cubeddu ha segnalato che la difesa, pur sollecitata, non ha fornito nessun filmato a discolpa.
La difesa, affidata agli avvocati Ferdinando Paone e Manuela Paone, ha rappresentato un’altra versione dei fatti. Il primo, in particolare, ha parlato di «mistificazione della realtà» aggiungendo che non ci sono stati episodi di violenza a cominciare dall’inesistenza di supposti strattonamenti e abbandoni di minore. A suo dire niente è stato provato. Ha poi contestato la deposizione di una teste d’accusa che si sarebbe contraddetta in modo clamoroso. Venerdì, dopo l’arringa dell’avvocato Stefano Rossi, ieri assente per forza maggiore, il giudice entrerà in camera di consiglio.
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