Bimbi spogliati in classe, maestra assolta ad Avezzano

24 Novembre 2016

Finisce l’incubo per l’insegnante di Villavallelonga accusata da alcune mamme: "Il fatto non sussiste"

VILLAVALLELONGA. L’accusa era stata pesante e l’episodio aveva fatto il giro dei mezzi di informazione nazionali. «Abuso dei mezzi di correzione a lei concessi nella sorveglianza ed educazione degli alunni»: queste le accuse per aver costretto 16 bambini della sua classe elementare a spogliarsi per una perquisizione finalizzata a scoprire chi di loro le avesse rubato 30 euro. Il giudice monocratico del tribunale di Avezzano Stefano Venturini, con rito abbreviato, ha assolto con formula piena («perché il fatto non sussiste»), un’insegnate che all’epoca prestava servizio nella scuola elementare di Villavallelonga, L.E.F., residente in un altro comune marsicano.

I fatti si riferiscono al marzo 2014, quando nella scuola fu organizzata una festa di carnevale. Secondo le denunce presentate, all’epoca, da una decina di genitori degli alunni, al termine della festa, mentre i bambini erano in fila nel corridoio della scuola pronti per tornare a casa, la maestra avrebbe costretti tutti gli alunni della classe a rientrare in aula. Aveva constatato un ammanco di 30 euro dal suo soprabito. Ha diviso i maschietti dalle femminucce: i primi in bagno, le altre in aula. Dentro l’aula, poi, avrebbe, imposto alle bambine di perquisirsi l’una con l’altra dopo averle fatte spogliare. Lo stesso trattamento sarebbe stato adottato anche nei confronti dei maschietti.

L’episodio era stato riferito dai bambini ai genitori che erano in attesa all’esterno dell'edificio scolastico. Qualche genitore, constatato il ritardo d’uscita, aveva chiesto spiegazione ai figli. Alcune mamme per protesta avevano vietato ai bambini di tornare a scuola. Il fatto aveva suscitato clamore. Di fronte alle proteste e all’eco suscitate dalla notizia, l’insegnate per un certo periodo aveva chiesto e ottenuto l’aspettativa. La Procura avviò un’inchiesta, le cui indagini furono affidate ai carabinieri della stazione di Trasacco, al termine della quale la donna fu rinviata a giudizio. Nell’udienza di ieri il pm ha chiesto la condanna dell’insegnate a quattro mesi di reclusione.

I difensori dell’insegnante, Umberto Di Pillo e Fabio Liberatore, del Foro di Sulmona, hanno espresso soddisfazione per l’esito della vicenda: «Dopo trent’anni di insegnamento non meritava di essere additata come mostro». (d.p.)

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