«Bimbo morto, la colpa è dei genitori»

La Procura ha chiesto il processo per la mamma e il papà del piccolo Gianluca, la parola passa al gip
SULMONA. Aveva solo undici mesi quando un virus gastrointestinale gli provocò febbre alta e poi una grave disidratazione e varie complicazioni, che lo portarono alla morte.
Una tragedia che scosse la piccola frazione delle Marane dove viveva il piccolo insieme ai genitori, che ora la procura ha messo sotto accusa, per omicidio colposo, ritenendoli responsabili della morte del piccolo.
Il sostituto procuratore Stefano Iafolla, che sta seguendo il caso, ritiene infatti che i genitori Alessandro Pantano e Lisiana Palermo, omisero «per colpa, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, di far sottoporre a cure tempestive il proprio figlio nonché a provvedere alla necessaria idratazione idonea ad evitare il conseguente decesso a causa di shock ipovolemico con conseguente arresto cardiocircolatorio».
Il sostituto ha già chiesto il rinvio a giudizio della coppia e spetterà al giudice per le udienze preliminari se mandare a processo o prosciogliere i due genitori.
Era il 12 di febbraio quando verso mezzogiorno il cuore del piccolo Gianluca cessò di battere in ospedale. Un caso che scosse l’intera città. Il piccolo stava male da qualche giorno ma quella domenica di febbraio la situazione si era aggravata. Durante la notte si era sentito male, con febbre alta e attacchi di dissenteria.
La mattina i genitori decisero di raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, dove il piccolo è arrivato disidratato. I medici fecero il possibile per salvare il bambino, ma né l’idratazione orale, né tanto meno la ventilazione forzata, valsero a strappare alla morte il piccolo.
Per la procura infatti, anche dopo aver acquisito le cartelle cliniche in cui si riportava l’anamnesi del bambino, i medici che ebbero in cura il piccolo in quelle tragiche ore, non hanno avuto alcuna responsabilità nella sua morte.
Al contrario i genitori che, sempre secondo la procura, dovevano capire prima che il bambino andava sottoposto a cure specialistiche, anche in virtù del fatto che la madre era stata infermiera proprio nel reparto di pediatria.
Un particolare, quest'ultimo, che avrebbe contribuito in maniera pesante sulla valutazione della responsabilità da parte del sostituto procuratore.
Adesso la parola passa al giudice per le indagini preliminari. (c.l.)
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