Biondi chiede la testa del ribelle De Santis

18 Luglio 2020

Il sindaco mantiene la linea dura sul capogruppo della Lega. Via d’uscita alla crisi il soccorso dell’ex avversario Di Benedetto

L’AQUILA. Ci sono due possibili letture della crisi di maggioranza in corso al Comune, alle quali corrispondono due possibili scenari politici futuri. La prima lettura la dà un politico navigato come Pietro Di Stefano. Per l’ex assessore comunale, la spaccatura apertasi nel centrodestra è destinata a durare il tempo di un temporale estivo: «Biondi ritira le deleghe agli assessori della Lega, ma nel frattempo li blandisce con zuccherini di vario tipo nelle dichiarazioni rilasciate, ben consapevole di non potersi permettere un lungo braccio di ferro». Effettivamente, affermando di aver dovuto ritirare “a malincuore” le deleghe agli assessori salviniani, Biondi ha lasciato aperto più di uno spiraglio, temendo forse che, forzando la mano, avrebbe potuto compromettere gli equilibri a livello regionale. Facendo quello che ha fatto, però, il primo cittadino si è assicurato una posizione di forza dalla quale condurre la partita, lasciando il cerino acceso nelle mani del Carroccio. Quest’ultimo, a dispetto dell’immagine di tetragona compattezza proiettata all’esterno, è infatti tutt’altro che coeso ed è consapevole di essersi ficcato in un angolo. Dentro il partito le bocche continuano a restare cucite, segno che i nervi sono tesi.
FUOCO AMICO. La “sparata” di De Santis in consiglio non è piaciuta per niente, per usare un eufemismo, agli assessori Aquilio, Ferella e Taranta, anche perché, attaccando il vicesindaco Raffaele Daniele sul nuovo piano del commercio, il capogruppo leghista ha sconfessato anche Ferella, che ha partecipato attivamente alla stesura del documento. E se è vero che finora il coordinatore regionale, Luigi D’Eramo, non ha fatto o detto nulla per attutire o correggere le dichiarazioni del suo delfino, è anche vero che non gli ha nemmeno fatto da sponda rilanciandole. Da quando si è aperta la crisi, tra D’Eramo e Biondi non ci sono stati contatti. Non direttamente almeno. Ma ciò non vuol dire che dei canali di dialogo trasversali non siano stati comunque attivati.
GLI SCENARI. Il sindaco ha respinto qualsiasi ipotesi di rimpasto e anzi ha posto come condizione per una ricucitura la testa di De Santis. Un possibile sbocco (primo scenario) potrebbe essere questo: D’Eramo sfiducia De Santis e Biondi restituisce le deleghe ricompattando la coalizione. De Santis, però, gode di ottimi agganci coi vertici del partito, essendo molto vicino ad Andrea Crippa, deputato, vicesegretario federale del Carroccio nonché fedelissimo di Salvini. Un suo siluramento potrebbe anche scatenare una faida interna, nella quale, a soccombere, potrebbe essere proprio D’Eramo. Se la frattura non dovesse ricomporsi, l’uscita di sicurezza (secondo scenario), per Biondi, potrebbe essere la nascita di una nuova maggioranza sostenuta dal Passo Possibile. È vero che il gruppo che fa capo ad Americo Di Benedetto ha usato parole dure per commentare la crisi in corso ma è altrettanto vero che, pochi mesi fa, fu determinante nel far approvare il bilancio di previsione, garantendo, con l’astensione al momento del voto, il numero legale in aula dopo che il Carroccio si era ritirato sull’Aventino. I rumors di palazzo dicono che le prove tecniche di un’intesa ci sono già state con il rinnovo delle cariche alla Gran Sasso Acqua. Nella partita vinta da Fratelli d’Italia, con la nomina di Piccinini a presidente e la conferma dell’uscente Ajraldi nel cda, il Passo Possibile è riuscito a piazzare due pedine importanti: Francesca Lucia Laurenzi nel cda e Francesco Buccini nel collegio sindacale. Con la Lega e il Pd che non hanno nemmeno toccato palla.
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