Biondi: fondi lasciati marcire

Sindaco al contrattacco: Cialente e Di Stefano hanno dimostrato incapacità di gestione
L’AQUILA. «Con noi la città ha recuperato credibilità. Il centrosinistra è stato inconcludente». Prende spunto dall’accordo con il demanio e il ministero della Difesa, il sindaco Pierluigi Biondi, per rispondere agli attacchi soprattutto dell’ex assessore alla Ricostruzione e presidente provinciale del Pd, Pietro Di Stefano, sul «pateracchio» e sulla «trappola» alla quale Biondi avrebbe abboccato, secondo l’esponente Pd, con l’accordo sulle caserme.
«Sulla questione del protocollo firmato con il ministero della Difesa, si tratta di un inedito e importante passo per il riordino delle funzioni pubbliche in città, dopo il caos urbanistico degli ultimi anni», afferma Biondi, «e per riportare vari uffici in centro storico. Un’intesa che, al contrario di quanto vogliono far intendere altri, non comporterà alcun esborso per le casse comunali, dal momento che esistono strumenti alternativi, come le permute, e norme, come l’articolo 26 del dl 133 del 2014, che regolano il trasferimento dei beni tra pubbliche amministrazioni».
«Da come si esprimono, l’ex sindaco e l’ex assessore alla Ricostruzione», aggiunge il primo cittadino, «sembra che siano stati bravi a partecipare e vincere bandi per avere i soldi per le opere. Invece si tratta di fondi programmati per la ricostruzione pubblica, alcuni stanziati sin dalla gestione commissariale di Gianni Chiodi. Soldi lasciati marcire nelle casse comunali, mentre era vigente un codice degli appalti certamente meno stringente dell’attuale. Questo loro rivendicare dimostra l’incapacità della precedente amministrazione, che non ha saputo spendere le risorse a disposizione e non ha saputo programmare. Stanno rivendicando il nulla, dando un’attestazione alla loro incapacità».
«È vero», ricorda Biondi, «quello che dice Di Stefano, e cioè che il decreto legge 39 del 2009 del governo Berlusconi, consentiva di trasferire al Comune gli immobili militari dismessi, come l’ex distretto De Amicis; così come nel 2013, con il cosiddetto federalismo demaniale, si poteva concordare un piano di acquisizioni. ma in entrambi i casi nulla è stato fatto. Sorvolo sul livello infimo di credibilità in cui era precipitato il Comune, presso i soggetti sottoscrittori dell’intesa, e sulla fatica», sottolinea il sindaco, «che abbiamo dovuto fare per dimostrare che, finalmente, alla guida dell’ente si era insediata una classe politica affidabile».
«Quanto all’allarme politicamente eterodiretto dell’Unione degli universitari sulla caserma Campomizzi, ricordo ancora che l’accordo per l’utilizzo delle palazzine a uso studentesco è scaduto nel 2015 e che l’intesa prevede», prosegue il sindaco Biondi, «la dismissione progressiva solo a fronte di una ricollocazione degli occupanti. Il ministero della Difesa avrebbe potuto mettere alla porta gli studenti, ma non l’ha fatto per un grandissimo senso di responsabilità e grazie alla garanzia di un piano di rilascio degli immobili».
«Gli ex amministratori del centrosinistra, come diceva De Andrè, non potendo più dare il cattivo esempio hanno cominciato a dare consigli: altrimenti non si spiega», conclude Biondi, «come rivendichino progetti, accordi, intese, che non sono riusciti a portare a casa, non avviando uno straccio di appalto sull’edilizia scolastica, su quella residenziale pubblica, sull’impiantistica sportiva e sui parcheggi».
Il tempo dirà se ha ragione il centrosinistra o il centrodestra. Ma un fatto è certo: le ex caserme (Rossi e distretto militare) sorgono in punti della città dove possono diventare strategici. E dare un senso a queste grandi aree sarà un compito non facile. Se poi ci sarà da sborsare denari da parte del Comune, anche questo lo dirà il tempo.
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