Biondi: la nostra tragedia modello per più sicurezza

Il sindaco: «Urgente una legge quadro per la gestione delle calamità naturali»
L’AQUILA. «Ogni volta si riparte da zero». Per il sindaco Pierluigi Biondi è questa una delle difficoltà maggiori legate alla gestione delle emergenze. «Negli ultimi dodici anni la cadenza dei terremoti ha fatto registrare un’accelerazione», premette, «e ogni cittadino deve sapere cosa gli accadrà dal giorno successivo all’evento calamitoso». C’è bisogno, in pratica, di una normativa di riferimento che istituisca protocolli d’intervento immediato e di gestione delle fasi successive, dando certezze alle popolazioni colpite e strumenti operativi chiari e funzionali alle amministrazioni locali in prima linea.
LA PROPOSTA. Da qui, dunque, nasce l’idea messa sul tavolo dal primo cittadino. «È necessaria una legge quadro sulle calamità e sulle ricostruzioni», spiega Biondi, «affinché qualsiasi territorio conosca, da subito, quale strada intraprendere all'indomani di avvenimenti catastrofici, come terremoti, alluvioni ed eventi legati al dissesto idrogeologico». Solo così, insomma, si possono dare risposte rapide ed efficaci, evitando di ripetere errori già commessi in circostanze simili. «In questi casi il tempo non è una variabile indifferente», chiarisce il sindaco, che cita come esempio le difficoltà seguite al terremoto del Centro Italia a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017. «Non è un caso che il commissario Giovanni Legnini abbia detto che ora si sta sbloccando la situazione», fa notare, «a quattro anni dagli eventi». È una questione di tempo, ma anche di soldi spesi nel frattempo per inseguire l’emergenza. «Si tratta di creare un paradigma nella gestione della spesa», osserva Biondi, «che la renda efficace».
IL MODELLO. Ne trarrebbero beneficio soprattutto i centri più piccoli, quelli che da soli avrebbero le difficoltà più grandi a sopportare gli effetti di una catastrofe. «Senza progetti definiti di sviluppo delegati alla governance dei territori non si va da nessuna parte», avverte Biondi. Secondo lui, dunque, la tragedia che dodici anni fa ha sconvolto la città e la successiva reazione offrono la base della normativa che disciplini la gestione delle eventi calamitosi. «L’Aquila è diventata un modello», evidenzia il primo cittadino, «non si tratta di rivendicare meriti di un governo o dell’altro, ma qui sono state sperimentate procedure mai adottate prima e innovative tecniche di ricostruzione che sono un punto di riferimento», spiega, «allo stesso tempo l’esperienza aquilana ha consentito, negli anni, di apportare correttivi rispetto a ciò che non ha funzionato, a tutto vantaggio del legislatore».
VIGILI DEL FUOCO. Proprio a un aspetto che non ha funzionato fanno riferimento i rappresentanti del Conapo. Il sindacato autonomo dei vigili del fuoco prende spunto dal messaggio di vicinanza fatto pervenire martedì, nel giorno del lutto, dal capo del corpo Fabio Dattilo. I dirigenti nazionali, a detta di Elio D'Annibale ed Ermanno Pitone, segretari regionale e provinciale del Conapo, avrebbero abbandonato nei fatti il territorio aquilano, rivelandosi «incapaci in dodici anni perfino di individuare un sito idoneo a ricostruire la sede di servizio distrutta dal sisma». I due sindacalisti evidenziano che «dopo avere colpevolmente e inspiegabilmente accantonato le ipotesi della caserma Rossi e dell’area di Coppito, di cui i vigili del fuoco dell’Aquila aspettano ancora i motivi, l’unica cosa che sono stati capaci di fare è stata siglare un ridicolo accordo con il Comune che prevederebbe tale ricostruzione a ridosso del cimitero monumentale: ipotesi, questa, che ci vedrà sempre e determinatamente contrari». Il messaggio di vicinanza, insomma, suona come una beffa. «Non potendo venire personalmente all’Aquila per la consueta passerella, visto l’annullamento della tradizionale fiaccolata», concludono D’Annibale e Pitone, «i vertici del dipartimento non hanno comunque mancato di battere un colpo nel giorno dell’anniversario del sisma».
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