Biondi liquida il caso-teli: «Attacchi politici»

21 Luglio 2022

Il sindaco e Buttafuoco (Tsa) difendono la scelta di oscurare l’area concerti in piazza. Altre critiche

L’AQUILA. Le dinamiche politiche di questi giorni offrono uno spaccato di ben altre preoccupazioni, eppure anche la polemica dei teli neri a protezione dell’area concerti e spettacoli in piazza Duomo sembra prestarsi a essere materia di contesa tra partiti.
Il sindaco Pierluigi Biondi parla di polemica politica: «Quella dei teli rappresenta una scelta della direzione artistica», valuta, «maturata insieme alle istituzioni culturali, che diversamente rispetto al passato concorrono in maniera cospicua alla realizzazione del programma. Bisogna anche considerare che, rispetto a quando i Cantieri sono nati, il budget si è dimezzato, quindi parliamo di un programma di più alto livello a costi più ridotti. Di qui la necessità dei biglietti, così come è necessario evitare che la gente si accalchi dietro le transenne, a danno dei commercianti». La possibilità di far pagare un biglietto è stata anche difesa dal presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo Pietrangelo Buttafuoco. «L’arte non va regalata», ha detto puntando l’accento sulla necessità di sostenere l’offerta artistica di qualità. Intanto, in città, sono ancora tanti gli interventi in materia. «I teli neri in piazza», scrive Quirino Crosta del circolo Pd di Sassa, «per impedire ad altri cittadini di seguire gli eventi, sono esattamente la stessa cosa delle transenne e delle guardie poste ai lati della scalinata di San Bernardino lo scorso anno. Scacciare la gente etichettata gratuitamente come scroccona, furba e altri epiteti indicibili frutto di una profonda cultura della mediocrità. La cultura, l’incontro, la relazione, la socialità, lo spazio pubblico (e anche il sollazzo) non sono per tutti. Sono solo per chi paga. Perché se io pago un biglietto, tu non hai più i miei stessi diritti. L’occupazione dello spazio pubblico, la negazione dell’evento culturale e la separazione dei cittadini con dei teli neri legati a delle recinzioni da cantiere sono una roba ignobile anche per lo spazio pubblico della città storica: i valori estetici, i criteri di tutela e valorizzazione che dovrebbero guidare la rinascita e mantenere la qualità della città non valgono più di una barriera nera. Mi vergogno da architetto, da restauratore, da attivista e da cittadino».(fab.i.)