Biondi: pratiche lente, problema politico

18 Febbraio 2018

Il sindaco: il sistema è debole per la mole di lavoro. Coinvolgiamo l’Ateneo e gli Ordini degli ingegneri

L’AQUILA. Un problema istituzionale, di direttive politiche. Non è la prima volta che il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, lancia l’allarme e spara a zero sui ritardi dei cantieri, ma soprattutto sulla lentezza del Genio civile nel rilasciare le autorizzazioni.
«Il Sistema è debole, rispetto alla mole di lavoro che deve fare. Non solo il Genio civile, ma anche il Mibact, le Opere pubbliche, la Regione, la Provincia. E il Genio civile», afferma il primo cittadino.
«E ci metterei anche il Comune, per la sua parte che deve fare nella ricostruzione», aggiunge Biondi. Che individua altri due problemi che potranno ostacolare la regolarità temporale della ricostruzione.
«Il primo problema è dei 128 assunti Ripam in Comune con il concorsone: in effetti in organico non saranno mai 128 in più, perché tra due anni questi dipendenti andranno solo a fare saldo zero con chi ha lasciato e lascerà in questo periodo il Comune. Le 128 assunzioni del concorsone, quindi, non sono un rinforzo all’organico. Senza tenere conto che molti lasceranno il nostro ente per andare altrove».
«Il secondo problema è nel dover definire e condividere procedure diverse per la semplificazione dell’istruttoria delle pratiche. Altrimenti, come dice Giancarlo Misantoni, il dirigente del Genio civile, ci vorranno veramente ottant’anni per ricostruire l’intero territorio aquilano. Capisco le responsabilità, ma le pratiche devono essere firmate da tecnici abilitati», prosegue il sindaco Biondi, «da professionisti». Il primo cittadino ha anche una sua idea, per provare ad accelerare i tempi. «Ci sono 500 pratiche arretrate. Io proporrò, da subito, di coinvolgere, con un protocollo d’intesa, l’Ordine degli ingegneri, non solo dell’Aquila, e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università», spiega Pierluigi Biondi, «in modo da coinvolgere più professionisti possibili e far partire con regolarità la ricostruzione. Perché c’è tanto da fare». A maggior ragione, quando verrà avviata la ricostruzione pubblica. «Lì l’impatto sarà molto forte e bisogna essere preparati. Altrimenti si blocca tutto ancora prima di partire».
Se la ricostruzione privata sta mostrando la corda in questo periodo, quella pubblica non è partita. A cominciare dalle scuole.(v.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.