Biondi: «Rinascere dalla cultura»
Il sindaco traccia il bilancio dei Cantieri dell’Immaginario
L’AQUILA. Il sindaco Pierluigi Biondi traccia il bilancio dei Cantieri dell’immaginario.
«Anche la cultura si mangia. Potrà sembrarvi un’affermazione forte. Intendo dire che confinare la crescita intellettuale, la soddisfazione emotiva e cerebrale derivante dal godimento delle arti, a qualcosa di poco sostanzioso e sostanziale, addirittura secondario rispetto alla materia, al tangibile, è semplificativo. Di più: colloca iniquamente il nutrimento dell’anima e delle intelligenze – principali motori del benessere individuale e collettivo – a bassi gradini rispetto a presunte, più dignitose, priorità. Spesso è un libro che ci solleva, un concerto che ci motiva a scoprire cosa c’è fuori le nostre case, una rappresentazione teatrale che ci fa conoscere il nostro vicino di sedia. Guardando uno spettacolo posso decomprimere e posso anche intuire un’idea, un progetto. Insomma, vivere anche di cultura, ci rende migliori, più energici e propositivi e, perché no, anche aperti a nuove ricostruzioni materiali. Per questo amo i Cantieri dell’Immaginario. Quest’anno, grazie al coordinamento del Tsa e alla collaborazione delle maggiori istituzioni culturali, ma anche di piccole associazioni, è stato composto – secondo i temi del decennale, memoria e conoscenza – un cartellone che ha mantenuto la qualità di un’offerta confermata dalla direzione artistica di Leonardo De Amicis. Una produzione che ha coinvolto una complessa, varia e moderna industria culturale che, attraverso un programma di questa caratura, riesce a valorizzare anche i luoghi storici, legati all’identità cittadina. Il processo di scambio che ne scaturisce ha non solo l’obiettivo di coltivare il singolo, ma un’intera cittadinanza che condivide un patrimonio, nel medesimo contesto, e diventa il fulcro ripetitore della bellezza. La città prende forma grazie alla sua espressione più alta. I Cantieri, come tutte le iniziative che stiamo sostenendo e guidando, hanno questo obiettivo: farci città. Città intesa come groviglio sensato di connessioni positive, reciproche, in cui istituzioni pubbliche, culturali, impresa, privati, famiglie, giovani e adulti stabiliscono una rete di socialità riscattata. Non si può pensare di scindere la ricostruzione fisica dal tema del rinnovamento dell’impronta culturale di questa terra. Ci appartiene, fa parte della nostra storia e non deve venire “dopo”. Deve avvenire “mentre”. Non è un caso che quest’edizione si sia aperta e chiusa all’Emiciclo, per cui ringrazio il sostegno del consiglio regionale e del suo presidente, Lorenzo Sospiri. Arte, istituzione della cultura, impresa. Questa la vera sfida: condurre il processo di integrazione tra ambiti apparentemente distanti, ma fatti di donne e uomini che sono il centro vitale della nostra comunità».

