Biondi: situazione critica, servono scelte coraggiose 

«Sarà un Natale senza aperitivi della vigilia, acquistiamo prodotti aquilani»

L’AQUILA. Sarà un Natale senza il tradizionale aperitivo della vigilia, tombolate e grandi serate. L’auspicio del sindaco Pierluigi Biondi per la serenità possibile nelle prossime feste passa per la consapevolezza collettiva che a qualcosa bisognerà rinunciare, ma si concretizza anche nell’invito a «comprare aquilano», sostenendo il commercio locale rispetto a quello online. Il primo cittadino parte dalla situazione attuale per tracciare le prospettive di una crisi che investirà anche le festività ormai imminenti.
Sindaco, come si frena questa emergenza sempre più grave?
«Con razionalità e strategia, ma posso solo permettermi di dare suggerimenti perché le scelte competono alla Asl. La situazione è critica, spesso si fa confusione anche a livello comunicativo, sui termini e tempi, e nel caos l’emergenza si gestisce ancora peggio. C’è una forte pressione sulle strutture sanitarie e le difficoltà investono anche la medicina del territorio. Medici di base e pediatri hanno bisogno di supporto anche con l’incremento delle unità di continuità assistenziale. Sarebbe necessaria anche l’attivazione delle unità speciali pediatriche, come fatto a Teramo. Così si può alleggerire la pressione sulle strutture».
Qual è la strategia seguita finora?
«L’Aquila ha definito la sua strategia già a marzo, con gli interventi per G8, Delta 7 e per Malattie infettive: di fatto c’è un ospedale nell’ospedale con quasi 150 posti letto disponibili, sono numeri importanti. Siamo andati oltre anche quanto previsto dal decreto 34 a dalle norme Covid regionali attuando il piano che indica l’ospedale dell’Aquila come hub principale per l’emergenza. Questa strategia richiede scelte rapide e coraggiose, in emergenza il tempo non è una variabile indipendente: più velocemente si agisce e più rapide sono le risposte e si può avere un punto di riferimento chiaro, come è successo con il terremoto».
Può fare un esempio concreto di risposta rapida e coraggiosa?
«Da tempo ho chiesto screening più precisi sulla popolazione: l’aumento dei contagi è collegato all’aumento dei tamponi somministrati. Per questo è importante che si collabori anche con chi è accreditato. Abbiamo qui una struttura che ha ricevuto anche il plauso del Dipartimento di prevenzione, si prendano provvedimenti anche per liberare personale ospedaliero per altri servizi. Un paziente non può aspettare cinque o sei ore per un tampone e un medico non può attendere tre giorni per una risposta perché resta bloccato e non può fare il suo dovere».
La pensa come il governatore Marsilio? L’Aquila è la Bergamo della seconda ondata?
«Ho parlato con Marsilio, il suo è stato un paragone di carattere metaforico. Oggi L’Aquila simbolicamente è quella che Bergamo è stata nella prima ondata: i numeri però non sono associabili. Nel solo Comune di Bergamo ci sono stati 350 deceduti. Nella provincia, che è grande come tutto l’Abruzzo i decessi sono stati 3.217, nella nostra regione 721. I numeri, che sono freddi per quanto celino sofferenze e dolore, dicono che la situazione non è la stessa. Con un po’ di buona volontà e determinazione può essere recuperata».
Sono fioccate, però, accuse di superficialità e impreparazione all’emergenza: è questo il problema?
«È una castroneria sia scientifica che sanitaria. L’Aquila è stato tra i primi Comuni d’Italia a emettere un’ordinanza il 1° giugno che imponeva l’uso della mascherina dalle 19 in poi nei luoghi della movida. Il provvedimento del governo è arrivato il 16 agosto, due mesi e mezzo dopo. Abbiamo organizzato eventi e manifestazioni culturali con protocolli di sicurezza rigidissimi. Abbiamo mantenuto i dati di tutti i partecipanti e non c’è stato un caso di contagio conclamato. La città ha vissuto l’estate, tante attività hanno avuto la possibilità di recuperare introiti, rispettando il distanziamento grazie anche all’opportunità di ampliare gratuitamente gli spazi esterni. Abbiamo adottato misure per i trasporti, con il contenimento delle presenze a bordo più alto rispetto a quanto indicato da governo e Regione. Anche la didattica a distanza è stata adottata prima delle disposizioni governative. Abbiamo realizzato interventi di messa in sicurezza in oltre il 70 per cento dei plessi, distribuendo mascherine alle categorie a rischio e consegnando farmaci a domicilio. Sulla nostra piattaforma sono registrare più di 300 attività che fanno consegne di prodotti a casa, evitando ai clienti di uscire. Non abbiamo mai abbassato la guardia».
C’è chi è convinto, tra gli esperti, che comunque le scuole andavano chiuse tutte e subito. Perché non l’ha fatto?
«Ci sono norme nazionali e competenze che vanno rispettate. Un punto di vista, anche se di un operatore sanitario, resta parziale. Il governo ha fatto una valutazione non solo sanitaria ma anche sociale e psicologica sulle scuole. In base alle evidenze scientifiche analizzate con il Dipartimento di prevenzione abbiamo sospeso le attività delle strutture scolastiche di San Sisto, Santa Barbara e del Torrione. Capisco i timori delle mamme, sono legittimi, ma il sindaco è chiamato a fare scelte sulla base delle regole fissate dallo Stato. I provvedimenti vanno concordati con la prefettura, non decido da solo».
Come sarà il prossimo Natale?
«Lo vivremo in modo diverso, non come lo conosciamo. Bisognerà rinunciare agli aperitivi della vigilia, che rappresentano una tradizione radicata. Non ci potranno essere grandi serate per giocare a tombola o a carte. Dobbiamo capire come trascorrere un Natale sereno per noi e per gli operatori sanitari».
Sarà così anche per chi vive di commercio?
«Dovrà essere un Natale sereno anche per i commercianti. Una buona risposta è quella di “comprare aquilano”, acquistare prodotti del territorio, libri e altri regali nei negozi della città. Sarà di aiuto per il tessuto economico già messo in difficoltà dal terremoto del Centro Italia. Speriamo poi che questa disponibilità di vaccini a breve termine sia confermata».
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