Biondi tra l’anatra zoppa e l’aquila col fascio di Salò

8 Maggio 2018

Dura reazione dell’Anpi alla notizia pubblicata due giorni fa dal Centro: «Inquietante l’immagine della bandiera della Rsi sulla chat dei capigruppo»  

L’AQUILA. Questione di volatili. Il sindaco Pierluigi Biondi è stretto tra l’anatra zoppa da una parte e l’aquila in nero ad ali spiegate poggiata su un fascio posto in senso orizzontale dall’altra. Quest’ultima immagine – comparsa su una chat denominata “CapigruppoAq” di Whatsapp, con tanto di sfogo in un post, a nome dello stesso sindaco, a difesa del «vigliacco attacco» circa i lavori affidati alla società della moglie – fotografata e pubblicata dal Centro nell’edizione di domenica scorsa, ha scatenato una polemica politica senza precedenti. Ora è caccia al delatore.
Intanto scende in campo l’Anpi, secondo i cui esponenti locali «abbiamo dei nostalgici fascisti al vertice delle istituzioni del Comune. È spuntata la foto, anzi lo screenshot della chat di Whatsapp dei capigruppo di maggioranza di centrodestra in consiglio comunale e del sindaco. Nulla di strano: Whatsapp è un mezzo di comunicazione molto diffuso, ma c’è un particolare inquietante. Nell’immagine di profilo del gruppo c’è la bandiera della Repubblica Sociale Italiana, la Repubblica di Salò, lo stato fantoccio voluto da Adolf Hitler dopo l’8 settembre del ’43 per controllare quella parte dell’Italia ancora non liberata, sotto quella bandiera e per colpa dei capi di quella repubblica sono morte centinaia migliaia di italiani, fucilati o nei campi di sterminio».
«È gravissimo», proseguono Fulvio Angelini e William Giordano, «che i vertici delle nostre istituzioni si facciano beffe della Costituzione e usino come icone delle immagini del genere; pensano forse questi uomini che la loro vittoria alle elezioni abbia trasformato la nostra città in una sorta di Salò amministrata da nostalgici fascisti che scimmiottano Mussolini? Se la fedeltà alla defunta Repubblica Sociale dei signori capigruppo del signor sindaco è maggiore della lealtà verso la Repubblica Italiana suggerisco ai signori di dimettersi da tutte le cariche istituite e disciplinate dalla nostra Costituzione repubblicana e democratica. Sarebbe comunque doveroso un atto pubblico di scuse verso la città e soprattutto verso i parenti dei nostri 86 concittadini morti qui all’Aquila sotto la Repubblica di Salò da parte di tutti i membri di quel gruppo».
Gli esponenti Anpi ricordano, inoltre, che «quella non è una chat qualunque. Si tratta di un gruppo dove i vertici della coalizione che governa la città discutono le scelte politiche da attuare e quindi quella immagine non è solamente inappropriata ma di una grande mancanza di rispetto verso la storia del paese e della città e verso l’autorità della Repubblica Italiana. Concludiamo dicendo che se quella chat fosse stata veramente privata, l’immagine del messaggio del sindaco non starebbe girando da due giorni sui telefoni di molti aquilani».
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