Biopsie, la Asl replica: nei casi dubbi ci vuole più tempo

L’AQUILA. «Quando l’esito dell’esame è subito chiaro e inequivocabile diamo risposte in 5-6 giorni mentre, per i casi dubbi e da approfondire, possono servire molteplici verifiche che, nel nostro...
L’AQUILA. «Quando l’esito dell’esame è subito chiaro e inequivocabile diamo risposte in 5-6 giorni mentre, per i casi dubbi e da approfondire, possono servire molteplici verifiche che, nel nostro servizio, non dipendono dalle macchine ma dalle operazioni manuali dell’operatore e richiedono dunque determinati tempi». Lo afferma Giuseppe Calvisi responsabile aziendale dei servizi di anatomia patologica, in risposta alle lamentele di una utente dell’Aquila, riportate in un articolo pubblicato il 19 aprile.
«Sul caso specifico di cui parla l’articolo», dichiara Calvisi, «nulla possiamo dire perché manca ogni riferimento all’utente e quindi a quel determinato esame. Preciso però che il nostro servizio, per le biopsie e altri test, è chiamato a dare risposte assolutamente certe e che per avere tale certezza, non di rado, è necessaria una serie di colorazioni speciali che richiedono passaggi manuali da parte dell’operatore (tecnico biomedico), prima di affidarne l’esecuzione alle macchine. L’analisi di un frammento bioptico, per parlare dell’esame più semplice, richiede un allestimento che comprende vari passaggi: fissazione, inclusione, taglio, colorazione e visione del preparato al microscopio. La visione del preparato al microscopio, con la colorazione di base» aggiunge Calvisi «molte volte non è sufficiente alla diagnosi e servono ulteriori preparati con colorazioni speciali che richiedono tempi tecnici. Tutto ciò, che nulla ha a che fare con l’automatismo delle macchine, è indispensabile per fare una corretta diagnosi. Detto questo, di norma, comunicare l’esito di una biopsia dopo pochi giorni rispetto alla data fissata per il ritiro, slittato magari per la notevole mole di lavoro del servizio, non comporta per l’utente problemi gravi e irrisolvibili. Il nostro servizio» dichiara ancora Calvisi «è chiamato ogni anno, all’ospedale dell’Aquila, a fare esami istologici su circa 12.500 pazienti».

