Black out di otto ore alla LFoundry Persi migliaia di euro

Salta un congegno elettrico e si blocca la produzione Grave danno economico e nessun rischio per i lavoratori
AVEZZANO. Black out di più di otto ore allo stabilimento della LFoundry di Avezzano e grave danno per l’azienda che perde diverse centinaia di migliaia di euro. Ieri mattina un centinaio di lavoratori ha dovuto lasciare la clean room, dove si trova la produzione e ha dovuto attuare il piano di evacuazione.
«Il black out», spiega Gianluca Togna, responsabile della comunicazione della multinazionale, «è stato determinato dal guasto di un feeder, nodo di trasmissione dell’energia elettrica». I tecnici della LFoundry hanno lavorato per tutto il giorno per cercare di capire da cosa fosse dipeso il guasto, ma fino a ieri sera non sono state chiarite le cause. LFoundry produce dispositivi a semiconduttore, soprattutto sensori di immagini. Ieri, domenica, a lavoro c’erano solo i lavoratori impegnati nel turno dalle 8 alle 20 e non quelli del giornaliero. Quindi nello stabilimento si stava lavorando solo nella clean room, l’enorme stabile in cui viene mantenuta un’atmosfera controllata, con aria controllata. Scattato l’allarme, avviato dallo spegnimento dell’alimentazione elettrica, tutti i lavoratori sono stati chiamati nel centro di raccolta che si trova poco lontano dall’ingresso della fabbrica. Data l’alta sensibilità della produzione, destinata a clienti che producono a loro volta anche bancomat e carte di credito, è stato chiesto a tutti i dipendenti quanta più discrezione possibile nella diffusione delle notizie in merito a quanto stesse accadendo. Dopo ore di blocco, alle 18, i lavoratori, che avrebbero dovuto concludere il turno alle 20, sono stati rimandati a casa. All’interno della clean room sono tornati solo i tecnici. «Alle 20 è stato previsto il rientro del nuovo turno» continua Togna, «e sono state richieste più persone in modo da riavviare il tutto prima possibile. Sicuramente, una parte della produzione andrà persa, per lavorare un’altra parte di materiale bisognerà aspettare 72 ore». Dopo numerosi test e verifiche è stato accertato che lo stabilimento poteva ripartire con tre dei quattro feeder, in uso allo stabilimento. «Al di là del duro colpo per la produzione” commenta Roberto Di Francesco, segretario provinciale Fiom-Cgil, «la priorità rimane la sicurezza dei lavoratori. Quello che è accaduto dimostra che non bisogna mai abbassare la guardia, anche se non c’è stato alcun pericolo per i presenti. Il black out blocca tutti gli impianti e impedisce dispersioni di ogni genere» Un episodio simile accadde all’ex Micron nell’agosto del 2010, quando il sistema elettrico andò in tilt per l’incursione di una faina.
Magda Tirabassi
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