Bloccati 8mila posti di lavoro

22 Marzo 2017

Ecco come il rallentamento dei cantieri in provincia frena l’occupazione e l’economia

L’AQUILA. Sono in ballo oltre ottomila posti di lavoro. Questo è il numero di occupati per ogni miliardo di euro all’anno che viene impiegato nella ricostruzione. E a L’Aquila e provincia, ecco il dato eclatante, sono fermi lavori per la ricostruzione pubblica esattamente per questa cifra.

CON POCA STIMA. E’ quanto emerge dalle stime dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance). Un numero che suscita stupore. Ed è per questo che dagli uffici dell’Usrc (Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere), l’organo della presidenza del Consiglio dei ministri incaricato di valutare i progetti e autorizzare i finanziamenti delle opere, hanno chiesto al governo di poter diventare «centrale di committenza». Con l’obiettivo di velocizzare le autorizzazioni e far partire i cantieri. Come spiega il responsabile dello stesso Usrc, Paolo Esposito, «naturalmente in collaborazione stretta con i Comuni».

ENTE PER ENTE. «Non chiediamo di diventare un ente commissariale e sostituirci agli enti locali, questo sia chiaro», specifica Esposito, «ma abbiamo tanti e bravi ingegneri e tecnici che possono occuparsi della ricostruzione pubblica, in modo che il nostro ufficio possa essere usato come centrali di committenza».

SOLDI SOLDI. Il problema è che i soldi ci sono, i finanziamenti sono stati erogati e, come precisa l’Ance (Associazione costruttori edili dell’Aquila), potrebbero movimentare qualcosa come ottomila posti di lavoro, operai al lavoro che oltre a ricostruire la città, potrebbero con i loro redditi ricominciare a fare girare l’economia all’Aquila e provincia.

USRC CHIAMA CENTRALE Ma questa è una vecchia piaga della ricostruzione. Legata alla pesantezza della macchina dei controlli e delle autorizzazioni. Lo spiega bene lo stesso Esposito: «Vero, è un problema vecchio», spiega, «che nasce dalla soppressione da parte del governo della norma che vedeva i singoli Comuni come centrale di committenza. Una soluzione potrebbe essere quella di affidare tutto a Sviluppo Italia, ma in questo modo verrebbero esclusi i Comuni. Un’altra soluzione è quella del consorzio dei Comuni, peraltro previsto dalla normativa governativa. Solo che sarebbe estremamente complicata per diversi motivi. La strada più praticabile sarebbe quella di usare i nostri uffici dell’Usrc come centrale di committenza. Agiremmo naturalmente anche noi d’intesa con gli enti locali. Potremmo dare una mano sia con un supporto per il bando, sia come ente appaltante».

EPPUR SI MUOVE. Ma non tutto è fermo al palo. Parola di Esposito. «Devo precisare che non è tutto fermo», aggiunge infatti, «anche se non stanno partendo tutti quei cantieri che potrebbero partire. La scorsa settimana, insieme al Comune abbiamo per esempio inaugurato il progetto e il cantiere di una scuola a Vittorito (oltre un milione di euro); il 5 maggio ci sarà una cerimonia pubblica per la partenza dei lavori di ricostruzione della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, uno dei simboli dell’Abruzzo, per un importo di 2 milioni di euro».

CANTIERI A PICCO. Con Esposito è comunque possibile fare un bilancio dei lavori svolti. «Il picco massimo lo abbiamo raggiunto tra la metà del 2015 e la metà 2016. Solo che, come è chiaro a tutti, per la maggior parte si è trattato di ricostruzione privata e in minima parte di quella pubblica. Ora, però, l’attività si è quasi fermata per i motivi che abbiamo detto». Con l’assurdità di avere soldi disponibili senza poter far partire altri lavori.

«Attendiamo una risposta del governo, magari per vedere l’ Usrc diventare centrale di committenza», conclude Esposito: «In questo modo, come sottolinea anche l’Ance, potremmo finalmente creare migliaia di posti di lavoro».

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