Boati nella Valle dell’Aterno Ora i residenti hanno paura

18 Febbraio 2017

Secondo gli esperti si tratta di crolli che interessano le cavità carsiche I cittadini: «Controlli dell’Ingv nell’area tra Fontecchio e San Demetrio»

L’AQUILA. Continui e improvvisi boati, accompagnati da piccoli movimenti tellurici.

Fenomeni che non vengono segnalati dalla rete dei rilevatori dell’Ingv, e che preoccupano non poco i residenti della bassa Valle dell’Aterno. L’area interessata è quella compresa tra i comuni di Fontecchio, San Demetrio ne’ Vestini, Villa Sant’Angelo, Barisciano e Poggio Picenze. Qui, dal 24 agosto scorso, è tornato l’incubo dei boati; proprio come dopo il terremoto del 2009 quando, sulla sponda sinistra del lago Sinizzo, a pochi chilometri da San Demetrio, si aprì una spaccatura della larghezza di 40 centimetri, lunga oltre dieci metri.

Gli esperti definiscono il fenomeno, causato probabilmente da crolli interni alle cavità carsiche presenti nel sottosuolo, “sinkhole”. Intanto, sale la preoccupazione tra i residenti della zona, che chiedono all’Ingv «di monitorare il lago Sinizzo e di installare dei rilevatori in grado di captare i boati e i successivi movimenti del terreno, per accertarne l’origine». Uno studio simile è stato effettuato a Raiano, dove l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha accertato che i boati percepiti dalla popolazione non sono provocati da eventi sismici. Dal terremoto di Amatrice, nella Valle Subequana i boati sono stati continui. Anche ieri notte, in concomitanza con la scossa 2,6 registrata all’Aquila, ci sono stati nuovi movimenti del terreno, sempre anticipati da un rumore sordo, simile a un tonfo proveniente dal sottosuolo. A destare allarme è la presenza di numerosissime cavità sotterranee tra i comuni di San Demetrio, Poggio Picenze e Barisciano, individuate nei piani di ricostruzione e la cui messa in sicurezza rappresenta il primo, necessario, passo per la ristrutturazione dei centri storici.

Il fenomeno sinkhole, detto anche “buco di sprofondamento”, è collegato, secondo uno studio del professor Franco Ortolani, dell’Università Federico II di Napoli, alla risalita di fluidi profondi e acidi, che innescano dissoluzioni sotterranee. Non si tratta di crolli improvvisi delle pareti delle cavità carsiche presenti nell’area interessata, piuttosto di lenti scivolamenti. Le sinkhole si verificano, solitamente, a qualche centinaio di metri di profondità. I boati generano onde sismiche di piccola entità, che vengono però nettamente avvertite dalla popolazione.

«Sarebbe opportuno studiare con attenzione il fenomeno in atto, che si riaccende sempre in corrispondenza di eventi sismici importanti», concludono i residenti della zona. «Siamo preoccupati per quanto sta accadendo».

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