Bollette arretrate del Piano Case: salgono i ricorsi al giudice di pace

Cresce il numero di cittadini che si oppongono alla richiesta del Comune per le spese degli alloggi L’amministrazione va avanti: gli assegnatari devono saldare le utenze del periodo 2010-2014
L'AQUILA. Fioccano i ricorsi davanti al giudice di pace di cittadini che contestano la richiesta del Comune di pagare bollette per consumi – relativi agli alloggi del Piano Case – che risalgono a più di 10 anni fa. Il Comune di recente si è costituito nel procedimento davanti al giudice di pace da parte di utenti che hanno presentato «ricorso in opposizione alle cartelle di pagamento» emesse dall’ente pubblico «per il recupero delle somme afferenti agli oneri per utenze gas riscaldamento e acqua calda sanitaria per l’occupazione di alloggi per il periodo 2010-2014». Secondo l’avvocatura comunale «i ricorrenti deducono, inopinatamente, oltre alla intervenuta prescrizione del credito comunale anche la inesistenza o indeterminatezza del credito vantato dal Comune. Al fine di attuare la necessaria attività difensiva a tutela del corretto operato dell’amministrazione», si legge nella delibera, «si autorizza il sindaco ad assumere la rappresentanza del Comune in ogni fase, stato e grado dei giudizi».
Ma il Comune, nonostante i ricorsi, va avanti per la sua strada. Sarà l’Agenzia delle entrate-riscossione, incaricata da una determina di giunta, a riscuotere coattivamente le utenze mai saldate del periodo 2010-2014 per un ammontare complessivo (per ora) di 612mila euro (573mila euro di utenze e quasi 36mila euro di interessi, oltre ai 3.108 euro di spese di notifica).
«Tutti gli assegnatari di alloggi del Progetto Case e dei Moduli abitativi provvisori (Map) sono tenuti al pagamento del canone concessorio stabilito dai Comuni e a sostenere le spese per la manutenzione ordinaria degli stessi e delle parti comuni», si leggeva in una determina di qualche settimana fa. «Per la gestione della complessa situazione emergenziale delineatasi a seguito degli eventi sismici, per l’edilizia residenziale pubblica, Progetto Case e Map, i Comuni ripartiscono i consumi rilevati per ogni edificio, anche per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, secondo le superfici lorde coperte degli alloggi», continuava l’atto comunale che ripercorreva la vicenda dei canoni di compartecipazione (istituiti nel 2011) e sostituiti, nel 2015, dal nuovo canone concessorio, composto da canone di locazione e canone di compartecipazione per le spese condominiali. «I decreti del sindaco di assegnazione degli alloggi, sottoscritti per accettazione dagli assegnatari», ricordava la determina, «unitamente a tutte le altre clausole e prescrizioni, pongono in maniera chiara a carico dei medesimi le voci di spesa e costi».

