Bollette del Piano Case, un’altra stangata

Centinaia di euro per il riscaldamento dell’acqua sanitaria. Mai messi in funzione i pannelli solari
L’AQUILA. I pannelli solari ci sono, e per la loro installazione sono stati spesi milioni di euro. Come prevedeva l’originario capitolato d’appalto, avrebbero dovuto coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico per il riscaldamento dell’acqua negli alloggi del Progetto Case, consentendo alle famiglie di risparmiare qualche soldo sulle bollette. Il dato di fatto è che non sono mai entrati in funzione, perché non sono stati mai collaudati, e forse, a quasi otto anni dal sisma, sono anche da buttare per la mancanza di manutenzione. Tutto il contrario di quanto accade per i pannelli fotovoltaici che, invece, in un secondo momento sono stati installati sui tetti delle piastre da una società privata, che li utilizza per produrre energia pulita da immettere sul mercato. Il Comune, proprietario degli insediamenti, ogni anno ci guadagna il 9,1% del ricavato. E mentre i pannelli solari, simbolo del moderno spreco di risorse pubbliche fanno bella mostra sui balconi, i residenti degli alloggi stanno iniziando a ricevere le prime bollette con i consumi individuali. Quelle che stanno arrivando in questi giorni si riferiscono ai consumi per il riscaldamento dell’acqua sanitaria del terzo e quarto bimestre del 2015 (da maggio ad agosto). Inevitabili, già si registrano le prime anomalie. A segnalarle è Giuliano Bruno, presidente del comitato Assergi 2 Ade. «Con il ricevimento di queste bollette» afferma «risulta del tutto evidente l’enorme ingiustizia che dobbiamo sopportare per il mancato funzionamento dei pannelli solari. In un appartamento sono arrivate bollette di circa 500 euro, solo per l’acqua calda contabilizzata in 4 mesi. Se fossero stati in funzione i pannelli, considerando che il periodo di riferimento è quello dell’estate 2016, quella famiglia avrebbe potuto risparmiare tra il 60 e il 70%».
Quella dei pannelli solari è una storia che è finita già nelle aule di tribunale. Una sentenza del 2015 ha stabilito che «l'assegnazione di alloggi temporanei e necessari a far fronte all'esigenza abitativa delle famiglie terremotate, non comprendeva l'impegno per l'ente locale di fornire acqua calda dall'impianto di pannelli solari, né i singoli ricorrenti potevano accampare diritti sull'effettivo funzionamento dei predetti».
Verrebbe da pensare che la Protezione civile li abbia installati solo per motivi estetici, per aggiungere quel tocco di tecnologico a banali balconi in ferro. Il prossimo 30 gennaio, intanto, è prevista la prima udienza nel procedimento civile che gli assegnatari degli alloggi hanno intentato contro il Comune dell’Aquila, per protestare contro l’ultima ondata di conguagli recapitata l’estate scorsa. Il ricorso, curato dall’avvocato Fausto Corti, è stato sottoscritto da 600 famiglie. (a.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

