Bomba distrutta, si riapre: fine emergenza per 20mila

Operazione ultimata in 8 ore, una delle più grandi in Abruzzo dal Dopoguerra
AVEZZANO. L’operazione disinnesco termina alle 10.58, quando gli artificieri dell’Esercito italiano rimuovono la seconda e ultima spoletta della bomba rinvenuta nel quartiere del Cupello. La notizia dell’esito positivo delle operazioni rimbalza tra le pareti dell’unità di crisi allestita nella scuola di via Puglie (fuori dal perimetro dell’emergenza). Tutti applaudono e la tensione finalmente si scioglie. Il sindaco Gianni Di Pangrazio, provato dai lunghi preparativi, si rivolge ai cittadini: «Una grande prova di maturità, Avezzano dimostra ancora una volta di saper reagire alle emergenze». Di fianco al primo cittadino c’è il colonnello Crescenzo Izzo, a capo degli specialisti del 6° reggimento Genio Pionieri di Roma, e uno stuolo di militari che non lesinano dettagli sulle delicate procedure di disinnesco e brillamento, per le quali è stata disposta l’evacuazione di circa 20mila cittadini nel raggio di 1.484 metri dal luogo del ritrovamento. L’ordigno, un Mark 65 da mille libbre (454 chili, di cui 253 di esplosivo) di fabbricazione americana, risale alla Seconda guerra mondiale e ha riposato per quasi ottanta anni nel popoloso quartiere, poco distante dal centro della città. Non è esploso, sostengono gli esperti, per un malfunzionamento improvviso o per il lancio da una distanza errata. La bomba è sbucata dal suolo lo scorso 11 febbraio durante gli scavi per la costruzione di un edificio. Dopo il disinnesco, è stata fatta brillare in una cava di Massa d’Albe. I miliari l’hanno interrata in una buca profonda sei metri e larga due e hanno proceduto all’esplosione controllata. Il boato delle 15.53, quando il brillamento è andato in porto, ha scandito il ritorno alla normalità dopo un’operazione durata otto ore.
l’EVACUAZIONE
La maxi evacuazione, una delle più imponenti in Abruzzo dal Dopoguerra, scatta alle prime luci dell’alba: il traffico va in tilt lungo via XX Settembre e via Roma, le forze dell’ordine e i volontari presidiano i varchi di accesso all’area di rischio: qualcuno ne approfitta per lasciare la città e concedersi una gita fuori porta, nonostante la giornata uggiosa. Altri avezzanesi raggiungono amici e familiari nei paesi limitrofi o nelle aree fuori dal perimetro. Dopo le 8.30 la città diventa fantasma: le strade deserte e le piazze vuote riportano alla mente i giorni del lockdown. Fuori dall’area di rischio, i più sportivi passeggiano nella pineta comunale ma il vero punto di ritrovo è il centro commerciare I Marsi e i vicini negozi nell’area di Cappelle dei Marsi. Nel frattempo il cantiere che ospita l’ordigno, all’incrocio tra via Opi e via Cupello, viene preso d’assalto da fotografi e giornalisti. La bomba è la star dei social, nonostante la drammaticità che porta con sé: a causa dei bombardamenti alleati, Avezzano pianse 94 vittime, uccise proprio da ordigni come quello disinnescato ieri.
Le operazioni
Il Centro operativo comunale di via Puglie inizia a popolarsi di buon’ora: arrivano gli amministratori, i militari e i volontari. Da giorni si studiano le aree di disinnesco e brillamento, il piano procede senza intoppi: la prima spoletta, quella di naso e la più complessa, viene rimossa in 52 minuti, dalle 9.43 alle 10.35. La seconda in soli 23 giri di lancetta. «Ben prima di quanto ci aspettassimo, nonostante la pioggia e la spola laterale lievemente danneggiata», ammette uno dei militari. La bomba disinnescata viene trasportata dal convoglio dell’Esercito, della polizia di Stato, della polizia locale e dei vigili del fuoco nella cava Celi di Massa d’Albe. L’ordigno lascia i confini comunali poco dopo le 12. La doppia sirena dal palazzo municipale sancisce la fine dell’emergenza.
Sicurezza
Tutto è filato liscio anche sul fronte della sicurezza: in azione 80 telecamere anti sciacallaggio e 88 agenti delle forze dell’ordine. Il bilancio è positivo: nessuna segnalazione. Utenze disattivate nelle abitazioni nel raggio di 300 dal punto del ritrovamento. Fermi anche treni e bus fino alle 12.30.
la soddisfazione
Soddisfazione anche dalla prefettura dell’Aquila, al quale spettava il coordinamento dell’operazione: «Il ruolo di coordinamento è stato della Prefettura, ma l’attività condivisa e gestita in maniera sinergica ha fatto la differenza», commenta il viceprefetto Maria Cristina Di Stefano. Un caso, quello di Avezzano, che il sindaco Di Pangrazio vuole trasformare in un modello da seguire: «Produrremo un report della giornata, assieme alla Prefettura, perché il caso di Avezzano possa essere da esempio e da modello in futuro, in termini di organizzazione sinergica, per altre città italiane», scandisce il primo cittadino.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

