Bonaldi e il gol nella bufera: «La mia gara leggendaria»

AVEZZANO. Settant’anni portati alla grande, se non fosse per quelle ginocchia un po’ malridotte che tanto hanno lavorato sui campi di calcio, dai dilettanti fino alla serie A, con la maglia del...
AVEZZANO. Settant’anni portati alla grande, se non fosse per quelle ginocchia un po’ malridotte che tanto hanno lavorato sui campi di calcio, dai dilettanti fino alla serie A, con la maglia del Napoli nella stagione 1968/69. È Tonino Bonaldi, oggi titolare ad Avezzano del bar Settebello in via Corradini. Una vita a tirare calci a un pallone, ricevendone in cambio tante soddisfazioni, insieme a un discreto gruzzoletto da investire nel campo del commercio. Dal Celano, la sua città natale, fino agli splendori della massima serie nazionale, accanto a miti del pallone che rispondono ai nomi di Dino Zoff, Sormani, Vinicio, Juliano e poi tanti altri ex compagni di squadra che tra serie A, B e C, possono vantarsi anche loro di aver fatto parte delle famose figurine Panini che da oltre mezzo secolo attirano l’attenzione di tanti ragazzi.
Ma Tonino Bonaldi è stato anche il centravanti dell’Avezzano e di derby contro L’Aquila ne ha giocati diversi. «Fu il compianto professor Mario Spallone a volermi in biancoverde e devo dire che ci riuscì con un piccolo stratagemma, degno tra l’altro della sua intelligenza. A quel tempo l’Avezzano era retrocesso tra i dilettanti», ricorda Bonaldi, «e sinceramente non mi andava di scendere di categoria e lasciare la serie C dell’Empoli, ma promisi che quando l’Avezzano sarebbe risalito almeno in serie C, io avrei accettato di vestire la maglia biancoverde. E ovviamente Mario Spallone era sicuro del fatto suo», sottolinea Bonaldi, «perché l’Avezzano aveva presentato domanda di ripescaggio che venne accolta e io non ebbi il coraggio di venir meno alla parola data».
Un derby su tutti, ricorda l’ex bomber: «Quello del 1981 che si giocava al vecchio stadio Fattori, quando una fitta nevicata mise a dura prova la resistenza fisica di chi stava in campo, una vera bufera. Ma noi eravamo temprati a certe difficoltà e quando Nazzareno Di Matteo mi scodellò un pallone dalla fascia, il mio destro non lasciò scampo al portiere aquilano, cosicché alla fine riuscimmo a portare a casa una vittoria per 2-1 che è passata alla storia».
L’importanza dell’allenatore nella preparazione di un derby: «Noi all’epoca avevamo Armando Rosati che alla funzione di tecnico aggiungeva quella del buon padre di famiglia e ricordo che ci caricava, ma senza esagerare, perché quando si sente troppo il peso della partita, capita che il rendimento possa scendere anziché salire».
Ma che idea si è fatta Bonaldi della squadra di quest’anno?
«È forte, ma a mio avviso manca solo qualcosa nel reparto arretrato, perché adesso che arrivano i campi pesanti ho timore che si possa andare incontro a qualche difficoltà di troppo». E poi i tifosi, altro elemento determinante in tutte le categorie: «Sono fondamentali, anzi a volte riescono a trasmettere una carica supplementare che in determinate circostanze può fornire anche un 20% in più di spinta. Per questo motivo mi dispiace tantissimo vedere che il gruppo degli ultras non entra più allo stadio; con il loro incitamento la squadra renderebbe ancora di più, per cui colgo l’occasione per invitarli a tornare, anche solo per la maglia, perché i giocatori passano, i dirigenti anche, ma la squadra è della città e come tale va sempre sostenuta».
Oggi Tonino Bonaldi, nel tempo libero si diletta a insegnare calcio a un gruppo di Under 19 denominato Marsica Est, e lo fa con la collaborazione di Paride Tucceri, allenando i ragazzi sui campi di Ortucchio e di Gioia dei Marsi. La sua speranza è quella di scovare qualche attaccante che possa rinverdire i suoi fasti, e ripetere un giorno le gesta che lo hanno reso famoso. Soprattutto quelle micidiali punizioni che i tifosi hanno ammirato anche nei derby contro L’Aquila.
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