Botte al dj, prosciolti perché manca la querela

La riforma Cartabia “salva” un 52enne e un 49enne: accusati di avere pestato il giovane a una festa
SULMONA. Gli avevano chiesto, dietro compenso, di animare una festa familiare. Ma al momento di pagare decurtarono della metà la somma pattuita. In segno di protesta il deejay abbassò il volume della musica, scatenando la reazione dei suoi committenti che lo picchiarono fino a mandarlo all’ospedale. Una vicenda che fece finire dietro le sbarre Luigino e Mario Di Rosa, rispettivamente di 52 e 49 anni. In primo grado i due erano stati condannati a 8 mesi di reclusione. L’altro giorno si è svolto il processo in Corte d’Appello che ha visto i giudici prosciogliere entrambi gli imputati. A salvarli è intervenuta la riforma Cartabia perché negli atti processuali non era stata depositata la querela della parte lesa. I fatti risalgono al 24 Aprile 2017 quando, nell’abitazione di uno degli imputati era in corso una festa e il deejay venne picchiato perché si era rifiutato di andare avanti con la musica. Per le ferite e le lesioni riportate, fu necessario il trasferimento del deejay nel reparto maxillo facciale dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. A causa della violenta aggressione il deejay perse pure un dente tanto da rimediare un’invalidità permanente. Il personale della Squadra Anticrimine di Sulmona, coordinata all’epoca dei fatti dal Sostituto Commissario, Daniele L’Erario, raccolse tutti gli indizi di colpevolezza nei confronti dei Di Rosa anche grazie a un video postato sui social da uno dei due che ritraeva la serata danzante e le persone coinvolte nella vicenda. Tuttavia dal momento che la vittima non presentò querela, i giudici aquilani hanno pronunciato la sentenza di non doversi procedere, mettendo la parola fine alla vicenda giudiziaria. (c.l.)

