Botte per la sigaretta negata In 4 rischiano il processo

30 Novembre 2018

Sono accusati di aver causato danni cerebrali permanenti a un uomo di Corfinio Nei guai tre fratelli di Castelvecchio Subequo e un complice di Raiano

SULMONA. Una sigaretta negata e scatta la ritorsione: in quattro si scagliano contro un giovane di Corfinio mettendo in atto un vero e proprio pestaggio tanto da ridurlo in fin di vita. Tanti giorni trascorsi in ospedale in rianimazione e poi la lenta guarigione con i segni di quella sera che restano per sempre stampati sul suo corpo. Nei giorni scorsi il procuratore della Repubblica Giuseppe Bellelli ha chiesto il processo per i quattro che lo avevano pestato. Si tratta di tre fratelli residente a Castelvecchio Subequo, S.D. di 50 anni, F.F. di 34 anni, S.F. di 43 anni e di G.A. di 45 anni, quest’ultimo di Raiano, tutti sono accusati di lesioni gravissime con l’aggravante dei futili motivi, con S.F. ritenuto responsabile anche di un altro pestaggio avvenuto sempre nella stessa sera, anche questo per questioni banali. I fatti fanno riferimento al marzo del 2016 quando i quattro si trovavano all’interno di un locale di Raiano. Nel corso della serata uno dei fratelli molto conosciuti e temuti a Castelvecchio Subequo si sarebbe avvicinato un tale di Corfinio chiedendogli una sigaretta: «ne ho poche e devo andare avanti fino a domani». Una risposta che non è piaciuta a S.F. tanto da invitare l’altro a seguirlo fuori dal locale per una chiacchierata. Una volta fuori, S.F. sarebbe stato raggiunto dai fratelli e dall’altro amico di Raiano. Tutti e quattro avrebbero accerchiato il malcapitato e a turno lo avrebbero colpito con pugni e calci fino a farlo cadere a terra sottoponendolo a un pestaggio. In soccorso del giovane di Raiano sarebbe intervenuto un’altra persona anche questa malmenata da F.S. tanto da procurargli la frattura scomposta della falange di un dito della mano sinistra con una prognosi di 29 giorni e l’indebolimento permanente della funzione della mano. Più gravi le conseguenze per l’altro giovane di Corfinio che ha perso i sensi, sotto i colpi inferti con violenza dai quattro aggressori, i quali rendendosi conto di essere andati oltre, lo hanno rianimato dopo averlo massacrato di botte procurandogli danni cerebrali permanenti. L’inchiesta sulla vicenda è stata portata avanti con estrema difficoltà dalla squadra Anticrimine di Sulmona in collaborazione con la questura dell’Aquila. Attorno alla vicenda è stato creato fin da subito un alone di omertà che non ha impedito alla squadra Anticrimine di riuscire ricostruire l’accaduto e a risalire all’identità degli accusati.
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