Braccialetto porpora: Porta Santa aperta

29 Agosto 2020

Anche il cardinale indossa il segno di riconoscimento anti-Covid

L’AQUILA. C’è un’immagine che resterà della 726ª edizione della Perdonanza Celestiniana. È quando il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna, alle 20.17 di ieri sera, alzando il ramo d’ulivo per colpire per tre volte la Porta Santa della basilica di Collemaggio (il segnale per l’apertura) ha scoperto il polso destro sul quale c’era ben visibile un braccialetto rosso. Anche l’ospite più importante dell’evento legato alla figura di Papa Celestino V ha dovuto rispettare le rigide regole imposte dalla pandemia che fa ancora tanta paura. Il braccialetto rosso era indossato da tutte le autorità laiche e religiose che hanno preso parte “di persona” alla cerimonia di apertura della Porta Santa. Se non fosse che c’è di mezzo il Covid-19 si potrebbe dire che quella di quest’anno è stata la Perdonanza più ordinata di sempre, puntuale sia negli orari che nei “gesti” più attesi e senza quel corteo delle vanità che in qualche occasione passata è sembrato più “avanspettacolo” per il micropotere cittadino che un momento di raccoglimento spirituale e riflessione sulle cose del mondo. A entrare nel dettaglio si potrebbe dire che stavolta i ruoli si sono persino ribaltati. Di norma è il “pubblico” che è fermo lungo le strade a osservare la sfilata in costume. Ieri il corteo statico (che di per sé è una contraddizione di termini, un ossimoro direbbero i sapienti) si è messo ai bordi del viale di Collemaggio e i figuranti hanno visto passare le persone a gruppi di 20-30, dirette verso la basilica. Circa mille quelle che, con il braccialetto verde, hanno assistito alla messa sedute a distanza tra loro (un metro e venti), altrettante – con il braccialetto giallo – una volta giunte in prossimità del prato hanno lasciato Collemaggio da via Caldora. Solo il continuo tambureggiare e lo sventolio delle bandiere ha ricordato le precedenti edizioni. Se tutto si è svolto con grande disciplina (a parte qualche equivoco iniziale sui varchi da cui entrare) lo si deve a un’organizzazione quasi perfetta. L’ingegner Maurizio Ardingo, incaricato dal Comune di curare la logistica (un lavoro svolto tra l’altro in modo del tutto volontario) alle 17, carte e disegni alla mano, si è messo alla fine del viale di Collemaggio per controllare che tutto fosse a posto. Le tribune (utilizzate per il pubblico dei concerti) non sono state aperte. Il piazzale (pavimentato con “mattonelle” in plastica) è stato diviso in settori e tutti si sono diretti nel punto assegnato. Nessuno si è lamentato per non aver trovato una sedia disponibile, il sole calante ha reso la serata più fascinosa che mai, il leggero vento ha movimentato le vesti liturgiche di cardinali, vescovi e preti, ha scosso la fiamma che arde sul torrione a destra della basilica e ha procurato una rinfrescante “carezza” ai partecipanti. A vigilare su tutto e tutti un imponente servizio d’ordine (circa 150 persone) che non ha consentito strappi e favoritismi. Almeno per quanto si è visto. Il “nocciolo” del corteo storico con il sindaco Pierluigi Biondi, il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari, la Dama della Bolla, Desiree Biccirè; il Giovin Signore, Massimiliano Fornella; la Dama della Croce, Angela Marrone; due carabinieri di scorta in alta uniforme e l’araldo civico col gonfalone storico dell’Aquila sono partiti alle 18.20 dall’angolo fra viale Crispi e viale di Collemaggio. La Dama della Bolla oltre a portare l’astuccio – nel quale a lungo è stato conservato il documento del 1294 con il quale Celestino V concesse “gratuitamente” l’indulgenza plenaria a chi pentito e confessato fosse entrato nella basilica di Collemaggio fra il 28 e il 29 agosto di ogni anno – ha reso visibile anche la sofferenza dei tanti colpiti dal Covid e soprattutto di quelli che non ce l’hanno fatta. Desiree Biccirè, che ha indossato le vesti della Dama, è un medico di 35 anni, all’ultimo anno della scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione e in prima linea al G8 dell’ospedale dell’Aquila, la trincea anti-virus. Anche il Giovin Signore, Massimiliano Fornella, è stato scelto perché lavora da 15 anni in un ipermercato dell’Aquila e non si è mai assentato nel periodo del cosiddetto lockdown. L’omelia del cardinale Zuppi ha letteralmente incantato i fedeli. È il pronipote (gli somiglia anche un po’) dell’ancora amatissimo in città cardinale Carlo Confalonieri. Ha chiuso con «il Perdono è cambiare, il Perdono è gioia», parole che sarebbero piaciute a Celestino V. L’arcivescovo Petrocchi alla fine è intervenuto per ringraziare Zuppi e –non si sa quanto voluto – ha usato il termine “spalancare” la Porta Santa, quasi che nel 2020 ci sia l’urgenza di gesti “forti” che ridiano speranza nel futuro. Si è poi augurato una “fraterna collaborazione” tra Bologna e L’Aquila. Petrocchi ha ringraziato anche la Prefettura, il Comune e chi, della sua Diocesi, ha fatto in modo che la Perdonanza si potesse comunque svolgere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA