Braccianti sfruttati nel Fucino, due arresti

5 Novembre 2021

Altri due indagati sono latitanti. L’accusa: cinquanta migranti costretti a lavorare in condizioni disumane per 14 ore di fila

AVEZZANO. Arrivavano in Italia costretti dalle difficili condizioni economiche dei Paesi di provenienza e venivano subito impiegati nei lavori dei campi in condizioni disumane, a 5 euro all’ora, costretti a lavorare 14 ore di fila, senza ferie né riposi. Tutto questo perché i caporali si approfittavano delle loro condizioni di indigenza. È il desolante quadro che emerge da un’inchiesta che ha toccato il Fucino. Quattro le misure cautelari emesse nei confronti di tre pachistani e un italiano. Solo due sono state eseguite perché il presunto caporale pakistano, per l’accusa mente dell’organizzazione e responsabile della Società agricola Valli di Marca srl, con base operativa a Trasacco, è ancora latitante insieme a un connazionale. Indagato invece l’amministratore della società. Una cinquantina, sempre stando all’accusa, i lavoratori sfruttati dall’azienda.
L’OPERAZIONE
L’arresto è scattato invece per gli altri due, tra cui il contabile dell’azienda, Massimo Vagnoni, residente ad Ancona, dove si trova ai domiciliari. Sono state eseguite quattro ordinanze di misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Maria Proia, su richiesta del procuratore Andrea Padalino Morichini. Sono state eseguite delle perquisizioni che hanno permesso di sequestrare la documentazione sulle ore di lavoro effettivamente svolte dai braccianti agricoli, la contabilità societaria dei lavoratori dipendenti e un computer in uso al presunto caporale.
L’INDAGINE
Gli accertamenti sono iniziati circa un anno fa a seguito di incongruenze emerse durante dei controlli. L’indagine riguarda il reato di caporalato, contestato per la prima volta dalla Procura marsicana.
Gli arrestati, secondo l’accusa, avevano messo in atto un’attività organizzata che faceva da intermediazione, reclutando manodopera per poi arrivare a un vero e proprio sfruttamento, mediante violenza, minaccia e intimidazione, approfittando dello stato di bisogno e di necessità dei lavoratori.
LE INCONGRUENZE
Dalle indagini sono emerse delle incongruenze nei documenti tra la contabilità formale e una parallela reale. Infatti l’analisi del contenuto del personal computer sequestrato ha consentito la comparazione delle scritture contabili ufficiali della società con le registrazioni della cosiddetta contabilità in nero.
FATTORE UMANO
Grazie a un complesso sistema messo in atto dal caporale pakistano, in concorso con i due connazionali e con i responsabili della società agricola, si riusciva a portare aventi le attività agricole e aziendali con una manodopera a bassissimo costo. Gli accusati avevano sottoposto i braccianti, che erano in un reale stato di bisogno, a condizioni di vero sfruttamento. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dalla Finanza e dall’Ispettorato territoriale del lavoro.