Bracconaggio nel Parco senza sorveglianza

9 Dicembre 2017

Raid denunciati dagli escursionisti. Il commissario: «Un dramma, solo tre guardie per 54mila ettari»

MASSA D’ALBE. Si appostano ai margini della riserva e fanno fuoco quando i cani riportano le prede scovate nel parco Sirente Velino. Ma spesso compiono direttamente le loro scorribande lì dove la natura dovrebbe essere tutelata. Bracconieri senza scrupoli per un fenomeno ormai dilagante, che imbracciano le doppiette in modo incivile perché agevolati dal fatto che l’area è ben poco protetta, come evidenziano gli stessi vertici dell’Ente, visto che ci sono appena tre guardie a mezzo servizio per un territorio complessivo di 54mila ettari.
Le segnalazioni di continui episodi di caccia di frodo e scorribande varie arrivano da un gruppo di escursionisti di Avezzano.
«Come ogni anno», sottolineano, «la riapertura della stagione venatoria offre il consueto spettacolo di inciviltà, con cacciatori, o sarebbe meglio definirli bracconieri, che disinvoltamente si aggirano in aree protette. Ci riferiamo, in particolare, a tutta la fascia pedemontana del gruppo Velino-Magnola, dove assistiamo al sistematico appostamento di cacciatori in piena area protetta. Più spesso si appostano subito al di fuori della riserva, ma dopo avere sguinzagliato i loro cani all’interno, restando in attesa della selvaggina scovata. Ci è stato poi riferito che un’auto di cacciatori è stata avvistata addirittura sul Colle Pelato. Insomma, uno spettacolo indecente, che è vera offesa al patrimonio naturalistico della riserva. Aggiungiamo che vi sarebbero state diverse segnalazioni alle autorità competenti, ma inutilmente. La riserva naturale del Sirente-Velino sta solo sulla carta?».
E in effetti gli organismi di gestione del Parco sono a conoscenza del fenomeno.
«I cani per la caccia non possono entrare nell’area protetta», lamenta Annabella Pace, commissario del Parco Sirente Velino, «per la sorveglianza della zona protetta siamo al dramma, con tre guardie al 50% che dovrebbero coprire 54mila ettari. Non abbiamo i mezzi necessari e contiamo nella difesa del patrimonio ambientale anche con l’auto delle forze dell’ordine. Per la tutela del Parco servirebbero più uomini e mezzi».
Anche il direttore del Parco, Oremo Di Nino, chiede «più controlli da parte degli organi preposti». (r.rs.)
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