Bracconieri arrestati, carne ai ristoranti

Si sospetta la commercializzazione clandestina. Due cacciatori ai domiciliari, un altro indagato: sequestrati fucili e trofei
PESCASSEROLI. Il sospetto è che dietro il bracconaggio nel Parco nazionale d’Abruzzo si nascondano attività di macellazione clandestina e di commercializzazione di selvaggina anche nei ristoranti. Gli agenti della Forestale dei comandi stazione di Avezzano e Gioia dei Marsi ritengono inoltre di avere decapitato il vertice di una banda di cacciatori spregiudicati che da tempo opera all’interno dell’area protetta.
Al vertice, sempre secondo le accuse, c’erano Donato Boccia, 60 anni, di Opi, e Gianni Di Vincenzo, 65 anni, di Villanova di Guidonia (Roma).
I due sono stati sorpresi in flagranza di reato a San Sebastiano dei Marsi, frazione nel comune di Bisegna, area che rientra nei confini del Parco nazionale.
«I due erano seguiti da tempo» precisano dalla Forestale «perché notoriamente dediti alla caccia di frodo e con precedenti penali specifici a carico. I due sono stati bloccati a seguito di una intensa ed efficace attività di intelligence».
L’operazione è stata coordinata dal comando provinciale dell’Aquila e dal coordinamento territoriale per l’ambiente di Pescasseroli (struttura della Forestale che si occupa anche della sorveglianza all’interno dell’area Parco).
Al momento del blitz uno dei due è scappato dileguandosi nella fitta vegetazione, ma inseguito dai forestali è stato bloccato.
L’altro, che impugnava una carabina con matricola abrasa, dotata di un sistema di puntamento ottico professionale, vistosi circondato si è fermato all’alt.
Nell’eseguire le perquisizioni domiciliari sono state sequestrate altre armi (in particolare carabine e pistole), munizioni, armi da punta e da taglio, trofei, fauna imbalzamata, parti di cinghiale congelato. Cinghiali, cervi, caprioli e varie specie di volatili sarebbero state le prede dei cacciatori di frodo.
I reati contestati vanno dall’esercizio di attività venatoria in area protetta, alla detenzione e utilizzo di arma con matricola abrasa.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, che ha disposto la misura degli arresti domiciliari per entrambi i bracconieri. Un’altra persona è indagata a piede libero.
«La presunta organizzazione che faceva riferimento ai due arrestati è senza punti di riferimento» sottolineano dalla Forestale «e non si esclude che ci possano esserci successivi sviluppi investigativi».
In base a quanto emerso dalle indagini, la base dei cacciatori di frodo era in un casolare di Opi.
Il presidente del Parco, Antonio Carrara, ha espresso grande soddisfazione per l’operazione antibracconaggio e ha annunciato che «il Parco nazionale si costituirà parte civile nel processo a carico dei bracconieri per chiederne una punizione esemplare».
«La cattura dei bracconieri, ha affermato il direttore del Parco, Dario Febbo, «è avvenuta contemporaneamente a una azione di intelligence che il Parco stava effettuando da diversi mesi con i suoi corpi di sorveglianza, quello interno e quello della Forestale, sul territorio della Val Giovenco, raccogliendo informazioni da collaboratori».
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