Brucia il Centro Riciclo dei rifiuti La pista dell’attentato per vendetta

16 Luglio 2020

Attese risposte sulle analisi Arta: «C’è il rischio di diossine liberate nell’aria, chiudere le finestre» A fuoco tonnellate di carta, plastica e materiali tessili: impianto distrutto. La Procura apre un’inchiesta

AVEZZANO. Un incendio di natura dolosa, forse per vendetta o per dispetto. È la pista seguita dagli investigatori che indagano sul gigantesco rogo che l’altra notte ha devastato il Centro Riciclo Casinelli di via Newton, nella zona industriale, sollevando nel cielo di Avezzano e della piana del Fucino una allarmante nube. Hanno bruciato per ore tonnellate di carta e, in parte, materiale in plastica e tessile. L’Arta teme diossine.
L’INCHIESTA. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Lara Seccacini, sono svolte dai carabinieri. È attesa una relazione dei vigili del fuoco per accertare se si sia trattato di un fenomeno di autocombustione (molto improbabile) oppure se l’incendio sia stato appiccato in più punti contemporaneamente (ed è al momento la pista principale). L’imprenditore ciociaro Mario Casinelli, titolare della società, a specifica domanda, ha detto agli inquirenti di non avere nemici e di non aver ricevuto minacce. I carabinieri hanno acquisito filmati di altre aziende, girate già prima della mezzanotte, l’ora in cui è scattato l’allarme. Si vuole appurare se vi siano stati movimenti sospetti. Ulteriori elementi a supporto della tesi dolosa potranno essere raccolti con un sopralluogo nel capannone, per ora proibito dalle elevate temperature e dal pericolo di crolli. Sul posto, ieri mattina, i militari del nucleo operativo, guidati dal tenente Bruno Tarantini. Alle operazioni di spegnimento, durate ore, i vigili del fuoco di Avezzano, aiutati dai colleghi arrivati dall’Aquila, Teramo, Chieti e Rieti, con un impiego di 50 uomini e 20 autobotti. Agenti della polizia locale e della polizia di Stato hanno presidiato la zona per evitare l’arrivo di curiosi.
I DANNI. Il Centro Riciclo, che stocca carta e plastica per conto di aziende private e di Tekneko, Aciam e Segen, le principali società per la raccolta dei rifiuti nella Marsica e in provincia dell’Aquila, è stato devastato. Danni anche alla Italsav di Berto Savina e alla NetReality di Italo Morellato. I pompieri hanno evitato il coinvolgimento della vicinissima Fama Plast di Marco Fracassi, presidente di Confindustria Abruzzo.
ARIA IRRESPIRABILE. L’incendio è apparso subito imponente, visibile a decine e decine di chilometri, e la colonna di fumo, accompagnata da esplosioni, ha ben presto invaso Avezzano e la piana del Fucino, rendendo l’aria irrespirabile in più punti.
ANALISI IN CORSO. Sono state avviate analisi dell’aria. Dopo circa un’ora dall’inizio dell’incendio è stata organizzata una cabina di regia con l’assessore regionale Emanuele Imprudente e il direttore generale dell’Arta Abruzzo (Agenzia regionale di tutela ambientale), Maurizio Dionisio. «È partita l’unità ambientale di turno intorno all’1.30 del mattino e sono state eseguite due campionature con una pompa aspiratrice che immagazzina l’aria», ha spiegato Dionisio, «con l’obiettivo di capire se la combustione abbia riversato aria tossica nell’atmosfera. Una è stata fatta a ridosso dell’area dell’incendio e una più distante, in direzione del vento. Sono in corso le analisi sui campioni rilevati. L’acqua utilizzata per le operazioni di spegnimento è stata raccolta nel piazzale antistante: un piccolo smottamento ha creato un tappo impedendone una pericolosa dispersione che potesse inquinare le falde. Ora inizia la caratterizzazione dei rifiuti», ha aggiunto Dionisio, «e la preoccupazione è che siano state rilasciate diossine. Lo sapremo tra qualche giorno». Ieri pomeriggio l’Arta ha compiuto un altro sopralluogo con il dirigente chimico Mosè Lamolinara. Un altro campionamento è previsto oggi.
CHE COSA È BRUCIATO. Il materiale andato in fiamme è composto principalmente da carta, ma anche da plastica. Secondo l’Arta, «se le condizioni atmosferiche creeranno una stagnazione dell’aria bisognerà tenere alta la guardia. In caso di vento ci sarà una buona dispersione dell’agente inquinante». Il consiglio, per ora, «è di tenere chiuse le finestre». Si stanno valutando «possibili ripercussioni per i campi coltivati nelle vicinanze».