Brusaferro: «Grazie ai vaccini e ai sacrifici salvate tante vite»

13 Aprile 2022

Il presidente dell’Istituto superiore di sanità socio onorario dell’Accademia delle Scienze d’Abruzzo «Se siamo salvi lo dobbiamo a chi ha accettato le limitazioni e all’altruismo di chi ha ricevuto le dosi»

L’AQUILA. «Due anni fa non conoscevamo il virus, non avevamo le mascherine, i reagenti. Non avevamo cure. Eppure abbiamo reagito. Centinaia di migliaia di persone hanno lavorato giorno e notte. I lockdown funzionano? Sì. I dati sono inequivocabili. I vaccini funzionano? Sì. È grazie ai vaccini se oggi facciamo quello che facciamo. Siamo salvi grazie a chi ha accettato le limitazioni e poi grazie all’altruismo di chi ha fatto il vaccino». Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in città per il convegno organizzato dall’Accademia delle Scienze d’Abruzzo (di cui da ieri è socio onorario) sul tema “Covid-19: due anni di sfide per il sistema sanitario italiano”.
«SITUAZIONE EPOCALE»
«I virus», ha proseguito Brusaferro, «sono sulla terra da molti milioni di anni prima dell’uomo, e non sappiamo come la situazione evolverà. Io non faccio il mago, guardo i numeri, i dati ufficiali. Certamente posso dire che i vaccini hanno salvato un numero enorme di persone. Siamo di fronte a una situazione epocale, che non è completamente superata», ha poi proseguito. «Siamo ancora in pandemia, però quella attuale è una situazione che ci consente di vivere e gestire iniziative importanti come questa. Dobbiamo guardare al futuro, dobbiamo credere che queste esperienze così drammatiche in qualche modo debbano trovare un momento di condivisione, anche tra le diverse generazioni, per dare continuità a quanto stiamo imparando».
«due anni di sfide»
«La dimensione di quello che stiamo vivendo ha numeri incredibili: vorrei soffermarmi sul numero straordinario che riguarda decine di miliardi di dosi di vaccino somministrate in un arco di tempo ristrettissimo. L’elevatissimo numero di vaccini inoculati in così poco tempo è l’elemento che rende questa pandemia unica nella storia. Altro elemento fondamentale è che il Covid ci impone di affrontare la situazione a livello globale, ma anche locale: questo ci fa capire quanto la nostra azione individuale possa contribuire a quanto sta accadendo in tutto il sistema. Nelle nostre regioni, nel nostro Paese, ma anche nel resto del mondo, non si uscirà dalla pandemia se non riusciremo ad aiutare anche i Paesi più fragili», ha poi aggiunto lo scienziato, parlando a una platea di politici, amministratori locali, medici e personale sanitario. «Ci sono quattro elementi che non possiamo non considerare per affrontare l’attuale epidemia: il primo è rappresentato dai dati, che devono diventare informazioni, che devono appunto informare chi è chiamato a fare scelte di policy e di programmi, che andranno studiati e valutati. Per fare questo», ha continuato, «occorrono altri due elementi chiave: le risorse umane, la differenza la fa la persona che è sul campo e che rischia la vita, queste risorse quantitativamente e qualitativamente preparate sono un elemento davvero fondamentale. C’è poi la ricerca scientifica, senza la quale non ci sarebbero state queste risposte, la ricerca è la base della nostra società, dobbiamo ricordare a tutti che il metodo scientifico, che non ha mai verità assolute ma che ha un metodo per continuare a mettere in dubbio le proprie acquisizioni e per crescere, è la ricchezza più importante che abbiamo e che dobbiamo continuare a sviluppare. Senza la ricerca scientifica non avremmo potuto parlare di miliardi dosi di vaccino, guardare a vaccini adattabili, a nuovi farmaci o ai monoclonali», ha concluso il presidente dell’Istituto superiore di sanità.
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