Bufera giudiziaria su 19 poliziotti Stop di un anno per metà di loro

13 Giugno 2023

Lo ha chiesto il pm Iafolla: «C’è il pericolo che continuino a commettere comportamenti contestati» La maggior parte è accusata di abbandono del posto di lavoro, alcuni anche di peculato e omissioni

PRATOLA PELIGNA. La posizione dei 19 poliziotti indagati per orari e turni di lavoro falsificati non è uguale per tutti. Dalle indagini compiute in tre anni dagli stessi colleghi della sottosezione della polizia stradale di Pratola Peligna, emerge che per almeno nove agenti gli addebiti sono di un’entità più lieve rispetto ai dieci per i quali il sostituto procuratore di Sulmona Stefano Iafolla, titolare dell’inchiesta, ha chiesto la misura interdittiva di un anno di sospensione dal corpo. Il pubblico ministero lo dice chiaramente nella richiesta di applicazione della misura cautelare inviata al giudice per le indagini preliminari Alessandra De Marco, che sarà discussa giovedì 15 giugno, quando Pasquale Berarducci, Beniamino Del Rosso, Alessio Imperatore, Luca Madonna, Franco Perna, Dino Petrella, Gianni Ranieri, Angelo Tarola e Paolo Di Loreto saranno chiamati a difendersi dalle accuse che gli sono state rivolte.
Accuse raccolte, come detto, in tre anni di indagini – dal 2019 al 2022 – tramite intercettazioni telefoniche, pedinamenti elettronici, installazione di gps nelle auto di servizio e analisi delle telecamere di videosorveglianza, contenute in un voluminoso fascicolo di ottomila pagine. Il sostituto procuratore Iafolla dice che per quanto riguarda le esigenze cautelari sono ravvisabili quelle previste dall’art. 274 lettera c «poiché si desume chiaramente dalla personalità evidenziata da taluni indagati, per i quali viene richiesta la misura, in relazione alla molteplicità delle condotte illecite rilevate e contestate, dalla spregiudicatezza e pervicacia delle loro azioni, dal totale disprezzo nei confronti delle istituzioni e dalla gravità dei fatti commessi durante lo svolgimento del proprio servizio, che vi è il concreto ed attuale pericolo, per le specifiche circostanze e modalità dei fatti in esame, che gli stessi continuino a commettere altri delitti della stessa specie per cui si procede».
Il pubblico ministero ritiene inoltre, che la qualifica soggettiva di appartenente alle forze dell’ordine, quindi di pubblico ufficiale, ha costituito il presupposto per porre in essere le condotte contestate. E appare «indispensabile impedire agli stessi di continuare ad esercitare l’attività finora svolta, permanendo, ad oggi, l’attuale pericolo di reiterazione di analoghi comportamenti penalmente rilevanti». Insomma per la procura i 10 poliziotti per i quali è stata chiesta la misura interdittiva, vanno fermati almeno per un anno perché potrebbero reiterare il reato.
L’accusa, per la maggior parte degli indagati, è quella di aver abbandonato il posto di lavoro per intrattenersi, a soli fini personali, in alcuni esercizi commerciali. Inoltre alcuni agenti, senza giustificazione, si sarebbero appartati in zone interdette al traffico per dormire all’interno dell’autovettura durante il turno di notte. Ciò con gravi conseguenze, sempre secondo l’imputazione, sulla sicurezza e sul controllo della viabilità. Alcuni degli indagati sarebbero inoltre accusati di peculato per aver utilizzato per fini privati la vettura di servizio.
Mentre la contestazione dell’omissione di atti ufficio si sarebbe configurata perché qualche agente non avrebbe prestato soccorso ad un veicolo in panne e non avrebbe proceduto alla vigilanza e ai rilievi di un sinistro stradale.
Infine ad alcuni viene contestato anche il furto, anche se di lieve entità, che sarebbe stato commesso all'interno di alcune stazioni di servizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA