Bufera sulla seggiovia Perilli va al contrattacco

1 Novembre 2017

L’ex presidente della commissione Territorio critica le associazioni «sviluppiste» «La responsabilità dei ritardi è di chi ha sostenuto per anni un piano irrealizzabile»

L’AQUILA. «Chi ha causato il ritardo ora grida allo scandalo». Durante le fasi di approvazione del progetto Fontari era presidente della commissione Territorio e ambiente del Comune. Enrico Perilli, dopo l’attacco al Centro turistico arrivato dal comitato #SaveGranSasso e dall’associazione Progetto Montagna, interviene per «fornire alcune integrazioni e notizie omesse dal portavoce del comitato dei riperimetratori. Il primo progetto presentato», dice Perilli, che oggi è responsabile urbanistica, ambiente e territorio del Prc, «non era di sostituzione (come prevede la normativa in zona Sic) ma di ampliamento, un tracciato molto più lungo di quello esistente, con spostamento delle stazioni di partenza e di arrivo. Inoltre, la ragione addotta per giustificare tale nuovo impianto risiedeva, così venne scritto e dichiarato, nella necessità di ridisegnare il tracciato per evitare i problemi causati dal forte vento. Nell’audizione della commissione Via, ascoltato come presidente della commissione Territorio, ho sostenuto che l’ipotesi di spostamento della stazione di monte per ridurre l’impatto del vento non era suffragata da dati empirici o misurati. La commissione chiese di avere i dati sulla ventosità e questo avrebbe richiesto il posizionamento di anemometri e un tempo di rilevamento non inferiore a due anni. Vennero anche avanzate altre richieste e si decise quindi di tornare su un reale progetto di sostituzione, come avevamo chiesto (associazione ambientaliste e Rifondazione) dal primo momento».
Perilli afferma, dunque, che «la responsabilità dei ritardi è di chi ha sostenuto per tre anni un progetto chiaramente irrealizzabile: la quasi interezza del consiglio comunale, compresi assessori e consiglieri tuttora in carica (voti contrari Perilli, Masciocco, Mancini), il direttore tecnico e progettista Marco Cordeschi e i sostenitori del cosiddetto sviluppo, che finsero di non vedere la fallacità di quel primo progetto per scoprirla ora, a quattro anni di distanza».
Perilli esprime solidarietà all’ex amministratore del Ctgs Fulvio Giuliani, «che ora viene additato come responsabile unico di ogni problema. Da tempo», conclude, «sostengo che la strada migliore per non realizzare nulla sul Gran Sasso è quella tracciata da amministratori e associazioni sviluppiste: aprire continuamente contrasti e conflitti genera paralisi e immobilismo, oltra ad avvelenare il clima politico e il dibattito in città».
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