Buoni pasto solo a chi lavora 8 ore

7 Luglio 2015

Provvedimento della giunta, e i dirigenti comunali timbrano il cartellino

L’AQUILA. Giro di vite sui dirigenti comunali. Obbligo di timbrare il cartellino in entrata e uscita e buoni pasto solo se si è lavorato almeno otto ore. Una delibera che ha già suscitato polemiche, quella approvata dalla giunta il 26 giugno scorso, su proposta dell’assessore al Personale, Betty Leone. Nella delibera si parla di «disciplina certa e uniformità di trattamenti», anche se l’assessore Leone esclude «comportamenti vessatori nei confronti della dirigenza» e motiva il provvedimento «con la necessità di avviare controlli stringenti anche sull’erogazione dei buoni pasto». Anche per chi guadagna circa 40mila euro l’anno – a tanto mediamente ammontano gli stipendi dei dirigenti – dovrà sottostare al monitoraggio messo in atto dal Comune. Finora era consentita l’attestazione della sola presenza in ufficio, con un’unica timbratura giornaliera. Il provvedimento appena approvato prevede un doppio passaggio del badge, in entrata e uscita, così da verificare le reali ore lavorative. La delibera chiarisce, infatti, che «laddove non sia presente la timbratura in uscita, non verrà corrisposto il buono pasto, salvo che non venga autocertificato l’orario di uscita del dirigente». Una presenza minima di 36 ore settimanali per i dirigenti e otto ore giornaliere per usufruire del buono pasto. Regole che non potranno essere trasgredite. «I dirigenti», spiega l’assessore Betty Leone, «non sono tenuti all’obbligo dell’orario. La direttiva della giunta non va letta come una vessazione, ma uno strumento di controllo dell’orario finalizzato all’erogazione dei buoni pasto. Qualora i dirigenti non fossero nelle condizioni di timbrare l’uscita, in quanto impegnati fuori ufficio, potranno comunque autocertificare la loro presenza». Un margine di tolleranza che non cambia il senso del provvedimento: sfoltire tutte le voci superflue in bilancio nell’ottica di un risparmio reale quanto necessario. «Cerchiamo di razionalizzare questi e altri capitoli di spesa finora non soggetti a controllo», conclude Leone, «dove si potrebbe ottenere un risparmio. Le norme contrattuali prevedono una regolamentazione dei buoni pasto in base alle ore lavorative effettuate».

Monica Pelliccione

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