Buoni spesa negati, Comune bocciato

23 Aprile 2020

Il Tar accoglie l’istanza di una famiglia pugliese esclusa dal bando per il requisito della residenza. Altri ricorsi in vista

L’AQUILA. Un pronunciamento del Tar e una circolare del Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri sconfessano la linea seguita dalla giunta Biondi per stabilire le condizioni di accesso al contributo di solidarietà dei buoni spesa alimentari. Linea basata, tra le altre cose, su due criteri: la residenza e, per gli stranieri, il permesso di soggiorno di lunga durata (superiore ai 5 anni).
ESCLUSI RIAMMESSI. Il Tar ha accolto il ricorso di una famiglia pugliese di tre persone che era stata esclusa dal bando perché, pur domiciliata stabilmente all’Aquila (uno dei tre componenti aveva lavorato fino alla fine di febbraio nella ricostruzione), aveva ancora la residenza in Puglia. Nel decreto cautelare con cui ha accolto il ricorso – curato dagli avvocati Fausto Corti, Gianluca Racano, Francesco Rosettini e Andrea Piermarocchi e presentato con il supporto di Rete Solidale, una rete indipendente di cittadini che promuove forme di solidarietà auto-organizzate – il presidente del Tar Umberto Realfonzo ha citato il parere dell’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica (Unar), che nei giorni scorsi aveva suggerito ai Comuni di non adottare criteri discriminatori per la distribuzione dei buoni spesa. Il Tribunale amministrativo ha evidenziato il profilo potenzialmente discriminatorio «nell’adozione di criteri quali la cittadinanza italiana, ovvero la cittadinanza di uno Stato appartenente all’Ue, ovvero il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini non Ue o la carta di soggiorno per familiare, comunitario o extracomunitario, di cittadino dell’Ue» ribadendo l’invito a estendere l’accesso ai bandi «a coloro che non sono iscritti all’anagrafe purché domiciliati di fatto nel Comune, anche temporaneamente, in quanto costretti sul territorio a causa del blocco della mobilità imposto dall’emergenza». «Il Comune ha fatto bassa politica, prevedendo una graduatoria che umilia le tante famiglie bisognose, costrette a farsi misurare la povertà e la fame», commenta il consigliere comunale di opposizione Lelio De Santis. «Non si amministra con l’arroganza», osserva invece Rete Solidale. Due giorni fa era stato invece il Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio a mettere dei paletti diffondendo le linee guida per gli interventi di solidarietà alimentare. Pur ribadendo l’ampia discrezionalità conferita ai Comuni, il Dipartimento ha evidenziato il profilo potenzialmente discriminatorio «nell’adozione di criteri quali la cittadinanza italiana, la cittadinanza di uno Stato appartenente all’Ue, il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini non Ue o la carta di soggiorno per familiare, comunitario o extracomunitario, di cittadino dell’Ue».