Burocrazia matrigna tiene uno straniero lontano dalla moglie

Gill vive da anni a Ofena dove ha un lavoro e una casa ma la prefettura continua a chiedere documenti già presentati
L’AQUILA. Gill Surinder ha 55 anni, fa il custode delle mucche, e ha un sogno semplice: rivedere sua moglie. È partito dall’India molti anni fa, e nel 2011 ha incontrato Dino Rossi, imprenditore agricolo di Ofena, che gli ha dato un lavoro stabile e una casa. Ma il suo sogno non riesce a realizzarlo perché la burocrazia, quella indiana prima, quella italiana poi, ha deciso che la coppia debba vivere separata da novemila chilometri di distanza. La giornata di Gill inizia presto e si conclude tardi, ma lui non si lamenta. «Ho un buon lavoro», dice, «e mi trovo bene qui in Abruzzo, ma potrei stare ancora meglio se le autorità italiane consentissero a mia moglie di raggiungermi». Gill ha lasciato la sua famiglia per cercare lavoro in Italia quando i suoi due figli erano ancora piccoli. Voleva dare ai suoi cari una vita dignitosa. «Ora che i ragazzi sono cresciuti», racconta, «mi piacerebbe che mia moglie potesse venire qui, e vivere con me». Ma le norme per l’ingresso di cittadini extracomunitari sono terribilmente complesse, se si decide che si vuole entrare in Italia in maniera regolare. Il primo tentativo risale a due anni fa, quando alla moglie di Gill fu l’India a rifiutare il permesso di espatrio per fini turistici. «Sarebbe venuta qui», racconta Gill, «e ci sarebbe restata per tutto il tempo che poteva. Poi sarebbe ripartita». Ma l’india negò il visto. L’idea di chiedere il ricongiungimento familiare è venuta al suo datore di lavoro. Del resto Gill ha una busta paga, uno stipendio che gli consente di vivere e di provvedere anche alle necessità della moglie, ha una casa a disposizione, paga le tasse, ha un’assicurazione contro gli infortuni, una tessere sanitaria. Insomma, è un cittadino straniero presente sul territorio italiano in maniera regolare, perfettamente integrato nella comunità di Ofena, una persona gentile e rispettosa delle usanze altrui, oltre che un gran lavoratore. Gill ha prodotto la prima istanza, corredata della documentazione necessaria, già da due anni, ma dalla Prefettura dell’Aquila periodicamente continuano a chiedere integrazioni, o, addirittura, di ripresentare daccapo tutti i certificati. Lo scorso aprile gli avevano chiesto per l’ennesima volta quale fosse la sua situazione reddituale. «I documenti», dice Dino Rossi, «sono già stati presentati diverse volte». Tra l’altro, essendo presente in maniera regolare sul territorio nazionale, vuol dire che qualcuno lo ha autorizzato a rimanere. Quindi queste informazioni dovrebbero essere ben note alla pubblica amministrazione che, come recita la famosa legge 241 del 1990, all’articolo 18 comma 2, dispone che «i documenti attestanti atti , fatti, qualità e stati soggettivi necessari per l’istruttoria del procedimento sono acquisiti d’ufficio quando sono in possesso dell’amministrazione procedente». Ora, invece, gli hanno chiesto un’ulteriore integrazione, relativa stavolta al fabbricato nel quale Gill è ospitato. La richiesta riguarda le certificazioni di conformità dell’impianto elettrico e del sistema idrico della casa nella quale vive. Ma gli italiani, vivono tutti in case “certificate”? E se uno straniero volesse venire in Italia, il barcone è l’unico mezzo consentito?
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