C’è il rischio della povertà dopo la fine dell’emergenza

12 Maggio 2020

L’allarme viene lanciato dalla Cgil provinciale: l’economia si sosteneva anche con il lavoro sommerso, prima fonte di reddito per molte famiglie ora sul lastrico

L’AQUILA. La provincia dell'Aquila si scopre sempre più povera.
«Una povertà che rischia di diventare endemica», secondo il segretario generale della Cgil della provincia dell'Aquila, Francesco Marrelli, e la segretaria della Flc Cgil, Miriam Del Biondo, che in una lettera aperta hanno evidenziato «lo scenario, drammatico, che va mostrandosi a valle della pandemia». Qualche dato riportato dalla Cgil: già a gennaio scorso la provincia dell’Aquila figurava, tra quelle abruzzesi, la più colpita dalle richieste di reddito di cittadinanza, con il 3,77% della popolazione che aveva fatto richiesta di un aiuto. «Abbiamo messo in risalto», spiegano Marrelli e Del Biondo, «un arretramento ormai strutturale del quadro economico provinciale, dovuto ad anni di mancata crescita occupazionale e di crisi economica, con conseguente spopolamento delle aree più interne. Non sappiamo e non possiamo quantificare la tragedia umana ed il fallimento politico che si nascondono dietro agli scenari di povertà che stanno emergendo in questo periodo nella nostra provincia e, in particolare, nel territorio aquilano. Una zona dove, dalla crisi del 2008 ai terremoti del 2009 e del 2016/17 fino al coronavirus, si susseguono emergenze economiche e sociali che hanno determinato la nascita di micro- economie fragili, che sono crollate in questi due mesi di lockdown, facendo emergere con prepotenza l’entità di un fenomeno di cui non ci si è mai occupati abbastanza: la povertà assoluta. È esplosa in queste settimane perché è venuta meno un subcultura di lavoro nero, lavoretti, lavori mal pagati e lavori senza identità. Situazioni occupazionali grigie, spesso al limite del lecito, che erano sotto gli occhi di tutti, ma che convivevano con la retorica della ricostruzione e dell’uscita dalla crisi».
La Cgil evidenzia come «la zona dell’Aquilano in questo momento più povera è quelle a Nord dellaValle dell’Aterno. Ma anche in città non si contano le famiglie che, in questi giorni, si rivolgono alle nostre strutture o alle associazioni di volontariato e alle reti di aiuto autorganizzate perché necessitano di ogni cosa», sostengono Marrelli e Del Biondo, «perché l’isolamento le ha private di entrate mai censite, ma di fondamentale importanza per chi, fino ai primi di marzo, vi trovava l’unica fonte di sostentamento. Si tratta di un’economia che non ripartirà, neppure a emergenza finita. Una povertà che rischia di divenire endemica, spesso dovuta alla perdita del lavoro femminile, di cura o di pulizie, che rappresentava per molti nuclei familiari una fonte di reddito stabile».
La Cgil conclude evidenziando come «anche la Valle Peligna sia un territorio ad alto rischio di povertà assoluta. E non possiamo neanche tacere sulla deindustrializzazione della Marsic, dove la caduta del reddito e dell’occupazione hanno raggiunto limiti mai toccati prima». (m.p.)
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