C’è la denuncia anche per la vittima

Aveva un’arma addosso, era già ai domiciliari. In carcere l’aggressore minorenne
L’AQUILA. È stata denunciata anche la vittima dell’aggressione di lunedì davanti alle scuole di Colle Sapone. Anche il 21enne italiano R.M., infatti, aveva un coltello con sé. Si trova invece nel carcere minorile il 16enne che è accusato di averlo accoltellato alle spalle. Il ragazzino, di nazionalità marocchina, dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio. L’arma utilizzata, però, non sarebbe ancora stata ritrovata. Mentre gli sono stati sequestrati gli indumenti che indossava e il telefono.
Intanto emergono altri particolari su una vicenda dai tratti ancora da chiarire. A maggio scorso la vittima era finita agli arresti domiciliari con l'accusa di spaccio di stupefacenti. Misura alla quale è ancora sottoposto. In particolare insieme ad altre cinque persone tra i 22 e i 25 anni, era ritenuto responsabile di importare direttamente da Roma la marijuana e l’hascisc “fumati” dagli studenti e dai giovani aquilani. Per questo dietro la violenza di due giorni fa si è ipotizzato un regolamento di conti per questioni di droga. Oltre 3mila le vendite di stupefacente accertate nel corso delle indagini, una media di dieci al giorno e più di 10 i chili di droga sequestrata che sul mercato aquilano avrebbe fruttato quasi 50mila euro.
Secondo alcuni testimoni l'accoltellamento sarebbe stato preceduto da una discussione tra il 16enne e il 21enne. Dalle parole ai due sarebbero passati alle mani. Poi la coltellata sferrata alle spalle che ha attinto il 21enne al fianco sinistro, senza ledere organi vitali. Intanto si continua a indagare anche sul contesto del quartiere Acquasanta. La zona di Colle Sapone, in fatti, teatro dell'ultimo episodio violento in città, sarebbe finita spesso al centro di episodi di cronaca legati soprattutto al fenomeno baby gang. E' tra i portici di San Bernardino e le scuole di Colle Sapone che una banda di bulli si era resa responsabile di numerosi pestaggi, furti e minacce ai danni dei giovanissimi delle città tra giugno 2018 e febbraio 2019. Dalle carte dell’inchiesta era emerso che le vittime, per lo più minori e persone fragili, venivano minacciate con coltelli a serramanico, spranghe di ferro, derubati degli smartphone da rivendere o per estorcere del denaro.
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