Caccia al cervo, il Wwf contro l’apertura

8 Giugno 2021

La soluzione prospettata dal direttore del Parco d’Abruzzo scatena la reazione dell’associazione 

SULMONA. La possibile riapertura della caccia al cervo scatena la reazione del wwf. L’associazione ambientalista fa riferimento a recenti affermazioni del direttore del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise Luciano Sammarone che ha prospettato questa soluzione da attivare al di fuori dell’area protetta. «A detta sua sarebbe possibile (anzi, necessario!) ipotizzare un contenimento non solo al cinghiale (attività già peraltro attuata da anni con scarsissimi risultati concreti), ma anche al cervo», afferma il Wwf, «per il direttore l'attività venatoria sarebbe capace di alimentare non meglio definiti riflessi economici e si potrebbero coinvolgere i giovani nella gestione di un eventuale flusso turistico legato alla caccia». L’associazione non condivide.
«Gli argomenti sollevati, gli stessi da sempre portati avanti dal mondo venatorio, meritano alcuni approfondimenti», osserva, «in base a quali considerazioni tecniche ed ecologiche si può oggi affermare la necessità di dover contenere e ridurre la popolazione di cervo in Abruzzo? Lo stesso piano faunistico venatorio della Regione, documento indispensabile per programmare le azioni sulla fauna approvato meno di un anno fa, prevede che ci siano ulteriori verifiche sullo stato della popolazione di cervo, in quanto per la sua stessa redazione vengono utilizzati dati relativi a una sola annualità, il 2018, sicuramente non sufficienti per avere un quadro esaustivo della presenza e della diffusione della specie. Prima soltanto di ipotizzare un qualsiasi intervento, bisogna dotarsi di approfonditi strumenti di conoscenza, quali ad esempio, la distribuzione puntuale sul territorio regionale, la dinamica, il trend e lo status delle popolazioni, i rapporti sesso/età: di tutto questo si conosce pochissimo. Senza poi tralasciare il fatto che il cervo ha un ruolo fondamentale nella catena alimentare, rappresentando, ad esempio, un’importante fonte trofica per il lupo. È poi noto che molta dell’eventuale pressione venatoria sui cervidi andrebbe a ricadere nelle zone di presenza dell’orso bruno marsicano al di fuori delle aree protette, aggiungendo ulteriore stress in territori dove la caccia ad altre specie è già permessa. Anche il riferimento agli aspetti economici e ai flussi turistici legati alla caccia non sembra poggiare su dati realistici. È noto che il numero di cacciatori sta (fortunatamente) diminuendo. Le presenze turistiche evidenziano invece come la natura sia un settore in forte crescita: basta ricordare i dati della scorsa stagione estiva, quando migliaia di persone hanno scelto di visitare l’Abruzzo e le sue aree protette. Il turismo venatorio, mordi e fuggi, è in contrasto con la prima forma di accoglienza, rappresentando peraltro un serio pericolo per chi vuole semplicemente passeggiare in natura come testimoniano i dati sulle vittime della caccia che vengono resi noti ogni anno».