Caccia allo straniero, scatta l’indagine

26 Giugno 2020

Accertamenti sul gruppo di italiani che ha tentato di investire il giovane marocchino coinvolto in un’aggressione 

AVEZZANO. Scatta un’indagine sulla spedizione punitiva organizzata da un gruppo di italiani contro il marocchino Yassine Ghettas, 30 anni, accusato di aver partecipato, insieme al connazionale El Hou Sofiane (26), all’aggressione di quattro ragazzi avezzanesi (anche minori), di cui uno ferito con una coltellata alla spalla e l’altro colpito con una bottigliata in testa.
LA DENUNCIA. Nel corso dell'udienza di convalida di ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari, Maria Proia, il giovane marocchino ha dichiarato di essere stato aggredito e ha formalmente denunciato gli aggressori. Al pronto soccorso gli sono stati diagnosticati una contusione al braccio e un trauma al collo e al fianco, per una prognosi di 5 giorni. Il suo arresto è stato convalidato via streaming dal carcere di Vasto, dove si trova rinchiuso insieme all'amico Sofiane, difesi dagli avvocati Luca e Pasquale Motta. All’arrestato è stata notificata l’ordinanza di misura cautelare della custodia in carcere proprio per l'aggressione di sabato.
LA RICOSTRUZIONE. Tutto sarebbe iniziato in via XX settembre, nei pressi di un bar, dove lo straniero si trovava, in sella a una bicicletta. Secondo il suo racconto sarebbe stato notato da alcune persone che viaggiavano a bordo di una jeep e inseguito. Durante la rocambolesca fuga si sarebbero accodate anche altre persone a piedi. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, inizialmente sarebbe stato inseguito da sei persone, alle quali si sarebbe aggiunto un nutrito gruppo di giovani. Alcuni di questi urlavano contro di lui, altri assistevano alla scena. Prefigurandosi una situazione di pericolo, lo straniero è stato fatto entrare nella sala d'attesa della caserma, guardato a vista, mentre gli altri giovani, tra cui due o tre più esagitati, sono stati bloccati all'esterno e tenuti a bada anche con l'aiuto di ulteriori carabinieri arrivati successivamente, tra cui il comandante della compagnia Pietro Fiano.
GLI INSEGUITORI. Alla testa del gruppo di inseguitori è stato individuato e identificato un giovane avezzanese di vent’anni che ha riferito di aver intercettato casualmente insieme ad altri cinque compagni il giovane marocchino nei pressi di un bar di via XX settembre. Sempre secondo il racconto dei ragazzi, quando si è visto riconosciuto come uno degli aggressori del giovane ferito sabato sera, che è un amico del ventenne, sarebbe scappato fino a raggiungere la caserma. A sostegno di questa tesi del ventenne, anche le dichiarazioni di un altro giovane di Avezzano, di 18 anni, rimasto ferito a sua volta durante l'aggressione di sabato notte. Proprio lui aveva effettuato il riconoscimento dell'accusato al commissariato di Avezzano poche ora prima, nella mattinata.
L’INVESTIMENTO. All’arrivo dentro alla caserma il marocchino è apparso ai carabinieri stremato e spaventato. Tutto ciò mentre dall'esterno, secondo i carabinieri, venivano lanciate imprecazioni e minacce nei confronti del marocchino, accusato di essere il complice dell'accoltellatore del ragazzo minorenne. Nella concitazione, mentre i carabinieri tentavano di arginare l'ira della folla che stava sopraggiungendo dalla piazza, non sarebbero state raccolte offese a sfondo razziale. Nel frattempo, il marocchino, davanti al tenente Bruno Tarantini, ha sostenuto di essere stato presente all'aggressione dei due feriti, ma di non aver partecipato in alcun modo. Ha però raccontato che qualcuno dei suoi inseguitori aveva tentato di investirlo con la macchina. Non presentava però evidenti segni di percosse o lesioni sul corpo. Ferite che non sono emerse neanche durante la perquisizione. Ha poi però accusato un malore, tanto che è stato necessario l'intervento del 118 che lo ha visitato e trasportato al pronto soccorso dell'ospedale.
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