Caccia con i droni ai rifiuti pericolosi

Mezzo milione di metri cubi di materiale sospetto interrato negli ultimi 70 anni, blitz del Noe a Cese di San Marcello
CELANO. Mezzo milione di metri cubi di materiali «di dubbia provenienza» interrati nell’arco di 70 anni. A evidenziarne la presenza nel territorio del Comune di Celano, all’interno e al di fuori del perimetro dell’ex discarica di San Marcello, sono state le innovative tecnologie scaturite dal lavoro sperimentale e di ricerca degli studenti dell’Università d’Annunzio di Chieti. Con le immagini acquisite dalle piattaforme aeree e satellitari, a partire dagli anni ’50 a oggi, è stato accertato che in quell’area sono stati gettati rifiuti che negli anni si sono accumulati e hanno creato inquinamento. Ed è così che ieri mattina a Celano sono arrivati i carabinieri del maggiore Antonio Spoletini, del nucleo operativo ecologico di Pescara, che hanno sottoposto a sequestro 43 ettari di terreno. Un terzo della superficie ricade all’interno dell’ex discarica, i due terzi sono terreni che si trovano intorno. Sono circa una dozzina i privati proprietari dei terreni limitrofi a cui i militari hanno notificato il sequestro, il restante delle aree (compresi gli ettari dell’ex discarica) sono di proprietà del Comune. Insieme ai militari di Pescara anche quelli della compagnia di Avezzano, con il luogotenente Pietro Finanza. Presente anche la polizia locale. Sul posto anche il geologo Giuseppe Pomposo dell’azienda spin-off (ne fa parte anche l’università che altrimenti non potrebbe commercializzare il lavoro di ricerca) Res Gea, responsabile del progetto realizzato per il Noe. «L’approccio metodologico di telerilevamento utilizzato, associato al sopralluogo, che mira a chiarire la natura e gli spessori di materiali presenti» hanno spiegato dalla Res Gea, «ha permesso di individuare diversi siti precedentemente adibiti ad attività estrattive, silenziosamente colmati totalmente o parzialmente con materiale di dubbia provenienza, aree che nel corso degli anni sono state oggetto di svariati abbandoni di rifiuti direttamente sul piano campagna e altre aree con evidenze di movimentazione di terreni e suoli al di sopra di aree utilizzate a fini agricoli». «La Res Gea è specializzata nel monitoraggio ambientale attraverso servizi di telerilevamento e gestione di database territoriali» spiega Pomposo, «durante l’operazione sono stati utilizzati anche droni per fornire un quadro preciso delle attuali condizioni del sito». Le indagini dei carabinieri sono scattate da alcuni esposti, da cui è nata l’inchiesta che mira a chiarire se a Celano sono stati interrati illecitamente dei rifiuti. Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati. I carabinieri dovranno procedere a ritroso nel tempo, tramite prelievi e campionamenti, che saranno esaminati dall’Arta. La discarica di San Marcello già negli anni ’70 era a uso intercomunale e veniva utilizzata per lo scarico degli inerti. Negli anni ’90, quando cambiò la normativa (che prima era pressoché inesistente) sulla gestione dei rifiuti, iniziarono le prime notizie di reato, a firma della Forestale. Col passare degli anni, nell’area sono stati dismessi rifiuti di ogni genere e i forestali hanno segnalato e denunciato quanto accadeva, decine di volte anche alla Regione. Con l’apertura di un fascicolo in procura, nel 2006, è arrivata la denuncia all’amministrazione comunale. «Le immagini analizzate hanno mostrato l’abbancamento di cumuli le cui dimensioni superavano i 4 metri in pianta, oltre le capacità dei mezzi a uso domestico e hanno evidenziato la gestione ordinata delle operazioni, presumibilmente riconducibili ad aziende specializzate nel settore dei rifiuti. Molti terreni oggetto d’esame, in precedenza a vocazione agricola, risulterebbero ora interamente corrotti dall’abbandono e dalla permanenza dei rifiuti riscontrati dall’indagine».
«Attenzione a non esagerare, perché il rischio di arrecare danni ai prodotti del Fucino è alto» commenta l’ex sindaco Filippo Piccone e attuale vice, «attendiamo le verifiche. Sono sicuro che non troveranno grandi sorprese se non una purtroppo normale attività di abusivismo. Se fosse vero che si tratta dei rifiuti dell’autostrada, all’epoca gli inerti venivano interrati perché non considerati rifiuti speciali. Se alla fine delle indagini si scoprirà che è stato montato un caso mediatico, qualcuno dovrà pagare amaramente per i danni provocati ai nostri agricoltori». Il senatore Paolo Arrigoni, componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie fa sapere che ha informato la commissione.
(ha collaborato
Dante Cardamone)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

