“Cacciatori” di sogni studiano i pazienti colpiti da narcolessia

Team di ricercatori degli atenei dell’Aquila, Roma e Bologna svela il misterioso meccanismo dell’esperienza onirica
L’AQUILA. Non si sogna solo durante la fase Rem, ma anche in altri momenti del sonno e il ricordo delle esperienze oniriche è legato a un preciso meccanismo fisiologico. A rivelarlo è un team di ricerca composto dall’Università dell’Aquila, rappresentata dal docente Michele Ferrara, dal dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell’Istituto Irccs delle Scienze neurologiche di Bologna.
I “cacciatori” di sogni hanno studiato, in particolare, pazienti colpiti da narcolessia, una patologia da cui è stato possibile estrapolare dati più generali sul funzionamento della mente umana durante il sonno.
La possibilità di osservare le basi neurali del sogno in pazienti affetti da eccessiva sonnolenza diurna ha consentito al team di ricercatori di svelare il misterioso meccanismo dell’esperienza onirica e in particolare della sua prima fase, quella non-Rem. «Lo studio dimostra la sostanziale sovrapponibilità dei meccanismi cerebrali del sogno durante le fasi Rem e non-Rem», spiega Ferrara.
«Si chiarisce inoltre che la produzione e il ricordo dei sogni dipendono da un livello elevato di attivazione della corteccia cerebrale. In altri termini, sono ricordati i sogni in presenza di ritmi più rapidi dell’attività elettrica cerebrale, con la contemporanea diminuzione dei ritmi a frequenza più lenta. Lo studio ha anche confermato che un network di aree posteriori è alla base dell’esperienza onirica». Quindi, i risultati spingono ad abbandonare, una volta per tutte, l’idea che si sogni nella sola fase Rem del sonno, una teoria finora molto accreditata. Le visioni oniriche, invece, raggiungerebbero la mente anche in altri momenti e in particolare nella fase immediatamente precedente.
I risultati sono stati pubblicati sugli Annals of clinical and translational neurology. Su un campione di 238 pazienti reclutati nel dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna, i ricercatori hanno selezionato 43 soggetti con diagnosi di narcolessia di tipo 1, poi sottoposti al “multiple sleep latency test”, il test clinico standard per la valutazione dell’eccessiva sonnolenza. «Sarebbe anche opportuno abbandonare l’idea che il sogno sia qualcosa di completamente diverso dalle esperienze mentali della veglia. I meccanismi cerebrali del sogno sono sostanzialmente sovrapponibili ai meccanismi sottostanti la rievocazione di memorie episodiche durante la veglia», conclude il docente.
«Le implicazioni di tale scoperta possono aprire delle prospettive potenzialmente innovative per la caratterizzazione della “macchina dei sogni” attraverso lo studio di alcuni specifici disturbi del sonno quali le parasonnie (come il sonniloquio, gli incubi, il sonnambulismo, la paralisi del sonno) che potrebbero permettere un diretto accesso all’esperienza onirica».
Il team di esperti autori dello studio ha in corso, infatti, un progetto di ricerca proprio su queste patologie.
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