Cade dalla finestra della casa famiglia

27 Aprile 2020

La ragazzina ora sta bene ma il padre lancia accuse. La dirigente della struttura: «Ipotesi assurde e fantasiose su noi»

PREZZA. Era precipitata da una finestra della casa famiglia “Isola Felice”, dove è ospite finendo in ospedale. Prima a Sulmona e poi in quello di Pescara dove le sono stati riscontrati numerosi politraumi. Dopo una ventina di giorni di degenza, la minorenne è stata dimessa ed è tornata nella casa famiglia di Campo di Fano, frazione di Prezza, dove dovrà portare a termine il periodo di convalescenza fino alla definitiva guarigione. Il padre, però, ora chiede che su quell’episodio sul quale, a suo dire, ci sarebbero ancora coni d’ombra, venga fatta chiarezza. Secondo il genitore che da tempo ha avviato una battaglia per riavere la figlia a casa con lui, la ragazza sarebbe stata spinta da qualcuno a compiere il gesto autolesionistico. Accuse gravi che spetterà ai carabinieri di Pratola Peligna, i quali fin dal primo momento hanno avviato sull’episodio accurate indagini, verificare e accertare. Accuse che la responsabile della struttura di accoglienza giudica fantasiose e prive di fondamento. «È chiaro il disegno del padre che sta cercando di trovare all’esterno e nella comunità educativa le motivazioni che hanno portato la figlia a compiere il gesto», spiega Antonia D’Emilio, responsabile di Isola Felice, «i problemi della giovane come del resto quelli di tutti i ragazzi che sono in comunità sono legati al rapporto con la famiglia d’origine. Al fatto che la ragazza si sente sola, priva degli affetti di cui sente il bisogno. Non capisco il motivo che spinge il padre a lanciare queste pesanti accuse visto che la figlia ha parlato e continua a parlare con lui, l’ultima volta venerdì scorso appena la ragazza è rientrata in comunità, dopo essere stata dimessa dall’ospedale». Secondo la responsabile della struttura, prendendosela con tutti e telefonando al mondo intero ipotizzando chissà quali maltrattamenti, l’uomo starebbe sbagliando strategia. «Invece di telefonare a tutti», prosegue D’Emilio, «il padre dovrebbe affidarsi a interlocutori affidabili quali il servizio sociale, gli assistenti sociali che seguono la figlia e il tribunale per i minorenni. Quindi, attraverso le vie legali, se ritiene di essere in grado di gestire e accudire la minore, chiedere di poterla riavere nel suo nucleo familiare. È inutile continuare ad allertare carabinieri e polizia, in questo modo egli non riuscirà ad arrivare al suo obiettivo. Ripeto che il tribunale dei minorenni se ci sono parenti affidabili sceglie sempre i parenti come tutori dei minori, fino al quarto grado», conclude, «evidentemente dalle indagini che sono state fatte la scelta ultima dei giudici è stata la comunità educativa».
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