Call center Inps, un sit-in anche all’Aquila

26 Maggio 2023

Protesta nazionale: mancanza di certezze dopo l’internalizzazione del servizio, in città 500 dipendenti

L’AQUILA. «Costretti a ripartire da zero, dopo l’internalizzazione del servizio». Anche in città ieri sono scesi in piazza gli operatori del contact center dell’Inps, che hanno inscenato un sit in davanti alla sede dell’ente. La vertenza nazionale coinvolge oltre 3.000 lavoratori, di cui circa 500 nel sito aquilano. Lo sciopero è stato proclamato dopo 6 mesi dall’internalizzazione del servizio, da parte dell’Inps, che ha ricollocato gli addetti, ma senza garantire, secondo i sindacati, migliori condizioni economiche e normative e soprattutto senza mantenere i diritti acquisiti. La protesta è stata promossa in tutta Italia da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. «I lavoratori», dicono i segretari locali Marilena Scimia, Pierpaolo Rotoli e Piero Francazio, «rivendicano il diritto di veder riconosciute migliori condizioni economiche e normative, di vedere finalmente migliorare la qualità della loro vita lavorativa e di veder crescere le loro conoscenze e professionalità. È ora che Inps e Inps Servizi dimostrino una volte per tutte di credere fermamente, e quindi di investire, nel progetto di internalizzazione del contact center».
La lotta proseguirà con lo sciopero del settore delle telecomunicazioni, in programma il prossimo 6 giugno. Gli operatori del call center ricordano che il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico – che dopo quattro anni alla guida dell’ente sta per lasciare l’incarico – aveva annunciato la possibilità di ottenere, attraverso il decreto 2019 art. 5 bis, la continuità di servizio e la tutela della professionalità acquisita: i lavoratori invece denunciano di ritrovarsi con delle retribuzioni che avrebbero subito addirittura una riduzione, in quanto sono stati azzerati gli scatti e i super minimi che avevano acquisito con diritto, sia in contesti di armonizzazione, ma anche per passaggi di livello persi durante i ricollocamenti nelle varie aziende private con le gare d’appalto. Tra le richieste, oltre alla restituzione di quanto tolto a livello normativo e retributivo, anche l’estensione dei contratti part-time a tempo pieno, il riconoscimento degli scatti, corsi di formazione per migliorare la qualità del servizio erogato.
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