Call center, si teme per i 300 lavoratori di Olisistem Start

Per 150 operatori si prospetta il ricorso alla clausola sociale L’azienda non partecipa al rinnovo della commessa Acea
L’AQUILA. «Una diaspora di lavoratori e, nel peggiore dei casi, il licenziamento».
Sale la preoccupazione per il destino lavorativo dei trecento operatori del call center Olisistem Start, l’ex Ecare che ha sede nel nucleo industriale della frazione di Monticchio.
A tenere col fiato sospeso addetti e sindacati sono, in queste ore, le commesse di Acea e Poste, finora gestite all’interno della struttura aquilana.
L’azienda ha deciso di non partecipare al bando di gara per il rinnovo della commessa Acea, a causa di una serie di problematiche amministrative di cui le organizzazioni sindacali sono venute a conoscenza soltanto a cose ormai fatte.
A giorni, intanto, si conoscerà il nome del nuovo gestore della commessa e per i 150 dipendenti aquilani che vi lavorano si prospetta l’applicazione della clausola sociale.
Ma va adottato anche il principio di territorialità, per garantire l’attuale sede di lavoro. Stesso destino potrebbe riguardare i restanti operatori impiegati nella commessa di Poste, che sta per scadere: la Olisistem Start, secondo quanto già comunicato, non verrà invitata a partecipare alla gara.
I sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl Tlc e le Rsu annunciano battaglia per ottenere uguali condizioni economiche e sede di lavoro nel capoluogo di regione.
«Chiediamo a Poste Italiane che il bando tenga conto dei lavoratori aquilani», affermano i sindacati e le rappresentanze sindacali unitarie, «sia in termini economici che di sede di lavoro. Chiediamo, inoltre, che il bando non punti all’aggiudicazione secondo l’unico criterio del massimo ribasso ma che tenga conto, al contrario, dei criteri di legge per garantire la continuità occupazionale dei lavoratori aquilani sia in termini economici che di sede operativa. L’applicazione della clausola sociale senza il principio della territorialità, richiamato anche dall’accordo sindacale di maggio 2016, significa “licenziamento nascosto”».
Secondo i sindacati, da Poste italiane deve arrivare «la massima attenzione per un territorio che sta ancora cercando di rialzarsi a dieci anni dal terremoto e si deve tenere anche conto del principio della territorialità: il lavoro deve restare nel capoluogo abruzzese e con le stesse condizioni economiche».
Per scongiurare l’ennesima emorragia di posti di lavoro in una città già alle prese con altre vertenze di complessa soluzione, le organizzazioni sindacali sollecitano quindi l’intervento da parte delle forze politiche e dei mezzi di informazione, ma anche la mobilitazione dell’opinione pubblica aquilana e regionale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

