Calunnie e offese corrono su Facebook

10 Marzo 2015

Gruppo di cittadini di Ofena presenta una denuncia contro chi da tempo insulta e lancia false accuse

OFENA. Una volta il dibattito politico o il semplice pettegolezzo avvenivano in luoghi pubblici, fisici, guardandosi negli occhi al bar, o per strada, magari si finiva con il discutere o insultarsi, ma uno di fronte all'altro. Invece anche la diffamazione è diventata social. Nella trappola di Facebook si trova, ora, l'amministrazione comunale di Ofena (e tanti cittadini privati), che da circa quattro anni viene attaccata con parole anche volgari da un utente registrato su Facebook con il nome di Vincent Pacione, ma dietro al quale si cela, probabilmente, un'altra (o più di una) identità. Nella sua pagina online, Pacione scrive di essere nato l'11 gennaio del 1971, fidanzato, di "lavorare presso me stesso", di avere studiato sulla "strada" e di vivere a Toronto. Nella foto del profilo un uomo che fa jogging, nella sua bacheca offese e insulti con riferimenti continui addirittura all'Isis. A raccontare il fatto è proprio un folto gruppo di cittadini «in rappresentanza dell'80 per cento della popolazione di Ofena» che affida a una lettera lo scoramento per una situazione che si protrae da anni, e verso la quale nulla hanno potuto le decine di denunce presentate alla Polizia postale. Alcune sono partite dal sindaco Mauro Castagna, uno dei principali bersagli del Pacione. Anche se è oramai assodato che non è difficile rintracciare chi si nasconde dietro un profilo falso, da quattro anni non si viene a capo della vicenda di Ofena. «Siamo tutti sotto l'attacco di un sedicente losco figuro che, millantando una vecchia storia di soprusi feudali, non fa altro che insultare, sbeffeggiare, ridicolizzare, anche in modo molto volgare» si legge nella lettera «umiliando e seminando odio». Gli ofenesi fanno notare che «il losco figuro» inneggia alla segregazione, «augurando malattie di varia natura e rispolverando le leggi razziali del 1938». La sedicente figura sostiene, nelle sue divagazioni, anche di appartenere al movimento di hackers chiamato “Anonymous". Quindici persone hanno presentato una querela tramite un avvocato, costituendosi parte civile. Nella sua imperterrita attività sul social, Pacione pubblica anche «post deliranti con foto private piazzate su corpi di cane, di pecora, di asino» e fotomontaggi che richiamano all'estremismo islamico. Una degenerazione di linguaggio che ha avuto il culmine lo scorso 4 febbraio, quando è stata presa di mira una donna di Ofena, «con la descrizione in pubblico di vicende personali, foto deformate e il racconto di una possessione diabolica».

Marianna Gianforte