Cambia il giudice della sentenza choc

Croci lascia il ruolo civile dopo il verdetto che ha assegnato il 30% di colpa alle vittime del crollo di via Campo di Fossa
L’AQUILA. Quella consegnata alle cronache, e anche alla storia, come la “sentenza choc” sul terremoto dell’Aquila è stata una delle ultime del giudice Monica Croci nella sezione civile del tribunale dell’Aquila.
un provvedimento datato
Si tratterebbe in realtà di una decisione presa da tempo nel palazzo di giustizia del capoluogo, e che quindi nulla avrebbe a che vedere con il polverone sollevato dalla sentenza. E da quel 30% di concorso di colpa assegnato alle vittime del crollo della palazzina di via Campo di Fossa. In ogni caso Croci ha lasciato il ruolo civile per passare al penale, ma allo stesso tempo, come previsto, ha portato a termine la causa sul risarcimento di via Campo di Fossa come tutte quelle già avviate a sentenza. Nel ruolo civile subentra Baldovino De Sensi, giudice finora assegnato al penale.
continua la protesta
Al di là di quella che sarà l’evoluzione della vicenda in sede giudiziaria, resta l’ondata di grande indignazione sollevata dal verdetto firmato dalla giudice Croci lo scorso 9 ottobre. Alle prime manifestazioni spontanee di protesta, e alle innumerevoli prese di posizione autorevoli, farà seguito l’iniziativa prevista per domenica alla Villa comunale dell’Aquila alle 11 del mattino. Il nome con cui è stata battezzata l’iniziativa, che ha assunto rilievo nazionale come l’eco suscitata dalla sentenza, è “Le vittime non hanno colpa”: uno slogan riportato su tanti manifestini che sono stati affissi in questi giorni nelle strade della città.
la manifestazione domenica
L’iniziativa è stata lanciata con un manifesto-appello lanciato pochi giorni fa, che ha vito tra i primi firmatari Federico Vittorini, Rita Innocenzi, Alessandro Tettamanti, Giusi Pitari, Vincenzo Vittorini e Agnese Porto. Le adesioni alla protesta in questi giorni sono cresciute di giorno in giorno, sono arrivate e continuano ad arrivare da tutta Italia. Hanno superato quota 400, con la firma di personalità del mondo della cultura, dell’economia e dell’associazionismo, sindacalisti e politici. Stanno aderendo anche associazioni e comitati come quelli che sono stati costituiti da familiari e amici delle vittime delle tragedie di Rigopiano o del Ponte Morandi di Genova, o il Comitato Matteo Valenti di Viareggio, intitolato a un giovane morto sul lavoro nel 2004 e che si batte per la sensibilizzazione e la prevenzione sui posti di lavoro. Per aderire all’appello a manifestare si può inviare una mail all’indirizzo levittimenonhannocolpa@gmail.com.
«lo sdegno in piazza»
«Più di tutto», spiegano gli organizzatori della manifestazione alla Villa comunale, «domenica è importate esserci e portare il nostro sdegno e la nostra rabbia nella pubblica piazza sentendoci in relazione come città e comunità, per dire forte insieme che le vittime causate dai crolli del terremoto del 6 aprile 2009 non possono in alcun modo essere reputate colpevoli per il fatto di essere rimaste nelle proprie abitazioni. Così come dopo il sisma abbiamo lottato per la verità e la giustizia per quanto successo quella notte che ha causato 309 morti, dinanzi a quest’ultima sentenza, siamo chiamati e chiamate a far sentire la nostra voce, ancora una volta, con una grande manifestazione che si riconosce nei colori della città ma che guarda oltre, a tutte le tragedie accadute in Italia che meritano rispetto, verità, giustizia».
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