Cambiamenti alla LFoundry, vertice da Confindustria
AVEZZANO. Una start-up delineerà il futuro di LFoundry, anche se i dubbi restano tanti. C’era attenzione attorno all’appuntamento di ieri nella sede di Confindustria L’Aquila.I vertici aziendali...
AVEZZANO. Una start-up delineerà il futuro di LFoundry, anche se i dubbi restano tanti. C’era attenzione attorno all’appuntamento di ieri nella sede di Confindustria L’Aquila.
I vertici aziendali sono rimasto molto abbottonati sul piano che porterà allìarrivo della Jiangsu Cas-Igbt Technology e della Wuxi Xichanweixin Semiconductor.
Quest’ultima società dovrebbe occuparsi della gestione del sito marsicano dove sono impiegate 1.500 persone. La Wuxi, secondo quanto riferito nell’incontro, è una grossa startup che vuole dedicarsi alla produzione di dispositivi analogici e power. A rappresentare LFoundry c’era il manager Sergio Galbiati.
«È possibile che, viste le dinamiche in corso, ci saranno ulteriori cambiamenti nell’assetto societario anche nell'immediato futuro», hanno commentato dalla segreteria provinciale della Fiom-Cgil guidata da Elvira De Sanctis, «lo stabilimento di Avezzano, essendo un pezzo della compagnia, potrebbe produrre sia i sensori d’immagine che i nuovi dispositivi».
Le parti sociali sono tornate a incalzare l’azienda sul vertice al ministero per lo Sviluppo economico che ancora non è stato convocato.
«Rimangono le preoccupazioni», ha precisato Antonello Tangredi (Fim-Cisl), «da quanto emerso dalla discussione, è parso di capire che nel futuro consiglio d’amministrazione non troverà posto la componente italo-tedesca dell’attuale pacchetto societario».
Molto più moderato il commento di Angelo Gallotti (Uilm-Uil), secondo cui «le previsioni sono incentrate sul cambio di mix produttivo, che dovrebbe garantire il sostentamento e lo sviluppo dello stabilimento e dei livelli occupazionali. Auspichiamo che ciò che ci è stato detto dall’azienda avrà le dovute conferme per il futuro dello stabilimento».
«Sicuramente», la stoccata finale di Gallotti, «ci sentiamo di rimarcare che, quando nel 2018 abbiamo sottoscritto i contratti di solidarietà, abbiamo fatto la scelta migliore, nell’interesse di tutti. Una scelta di cui, purtroppo, oggi si vantano sigle sindacali che ai tempi decisero di non sottoscriverla». (e.b.)
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