Camera commercio, ultimatum a Teramo

Ecco l’atto di Febbo che ha convocato il presidente Lanciotti sulla fusione: ha tempo fino al 22 ottobre per la revoca
L’AQUILA. Per la mancata fusione – finora – tra le Camere di commercio dell’Aquila e Teramo, che dovrebbe dare vita alla Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia (come viene definita specificatamente nel documento del ministero per lo Sviluppo economico, datato 27 gennaio 2017 a firma dell’allora ministro Carlo Calenda), ha preso una posizione netta e decisa la Regione Abruzzo: o Teramo – che sta prendendo tempo – si decide a fare la fusione, oppure la palla passerà nelle mani di un commissario. Insomma, deciderà la Regione che, in caso contrario, potrebbe andare incontro a danni erariali.
È quanto si legge nel verbale del 4 ottobre, della riunione a Pescara, nella sede dell’assessorato allo Sviluppo economico, dove l’assessore al ramo, Mauro Febbo (nella foto), ha convocato il presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, dandogli una sorta di aut aut: o prende una decisione, ossia se aderire alla fusione, oppure se deliberare, come ente camerale, la revoca alla «precedente delibera di fusione volontaria». Questo anche «per via della richiesta della Camera di commercio dell’Aquila di procedere alla fusione», si legge nel verbale della riunione del 4 ottobre scorso, e per scongiurare danni erariali a carico della Regione, visto che il tempo concesso dal ministero per la fusione (erano 30 giorni) è abbondantemente scaduto.
Febbo dal 4 ottobre un altro po’ di tempo a Lanciotti: entro il 22 ottobre l’ente camerale deve decidere.
Il nodo della questione, secondo il punto di vista del versante teramano, è che la legge dello Stato con la quale si deve procedere alla fusione delle Camere di commercio, è anticostituzionale. Per questo motivo, Lanciotti ha sempre preso tempo adducendo il ricorso alla Corte Costituzionale e chiedendo di attendere il pronunciamento dal Palazzo della Consulta.
Il presidente dellente camerale teramano, però, non desiste dalle sue posizioni – che sono ovviamente anche quelle del consiglio – e pure nel corso della riunione con l’assessore Febbo, ha ribadito «ancora una volta tutte le perplessità giuridiche circa il procedimento in atto e chiede ancora di attendere la pronuncia della Corte Costituzionale, lasciando in sospeso il procedimento e nutre forti dubbi giuridici sulla legittimità di delibera di revoca della fusione», così com’è scritto nel verbale.
Insomma, Lanciotti vuole aspettare il pronunciamento della Consulta e, nel frattempo, non ne vuole sapere di adottare una delibera di revoca di adesione alla fusione. Ma il tempo stringe e il 22 ottobre è dietro l’angolo.
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