Camera di commercio Nuovo attacco a Santilli

11 Ottobre 2016

Mari Fiamma (Api): «Non ha peso politico per gestire la fusione con Teramo» Contestata la mancata discussione di questo tema all’interno dell’ente

L’AQUILA. «La fusione tra la Camera di commercio dell'Aquila e quella di Teramo non è ancora stata avviata perché il presidente, Lorenzo Santilli, non ha il peso politico adeguato per gestire la trattativa. Non ne ha neppure le capacità, altrimenti non si spiega un ritardo così pesante. Ma c'è anche un problema di attaccamento alle poltrone». Non si placano le polemiche sulla politica gestionale dell'ente camerale aquilano. Il presidente, Santilli, è sempre più nell'occhio del ciclone. A criticare l'operato della governance è, questa volta, Massimiliano Mari Fiamma, direttore Api della provincia dell'Aquila e segretario regionale Confapi Abruzzo. Mari Fiamma, in aperto contrasto con Santilli già dal primo mandato, ha votato contro la rielezione del presidente, a febbraio scorso. «Due anni fa», evidenzia, «ho chiesto ufficialmente, con una nota inviata alla segreteria tramite Pec, di conoscere lo stato dell'arte del processo di fusione con la Camera di commercio di Teramo. La discussione non è mai stata inserita all'ordine del giorno. La legge di riordino del sistema camerale impone che la sede, in caso di fusione, vanga collocata nel capoluogo di regione. Questo fuga ogni dubbio sull'Aquila. Per quanto riguarda gli uffici, è evidente che andranno dislocati secondo le diverse competenze d'area». Secondo Mari Fiamma, che sede sugli scranni del consiglio camerale, il problema ha radici più profonde. «Il secondo mandato di Santilli», sostiene, «nasce da un accordo anomalo tra Confcommercio e Confindustria, che ha portato ad una spartizione di tutte le poltrone disponibili. Posti che sono stati sottratti ai vecchi sostenitori del presidente, raggruppati sotto il cartello di Rete Imprese Italia che, oltre alla Confcommercio, annovera Cna, Confartigianato e Confesercenti».

Secondo Mari Fiamma «se questo accordo trasversale ha garantito a Santilli la rielezione, lo ha posto tuttavia in una posizione di debolezza, che non gli garantisce un peso politico sufficiente a portare avanti la trattativa per la fusione con Teramo. L'unico a votare contro, al momento della rielezione, sono stato io», fa notare Mari Fiamma, «ma oggi assisto a un dissenso crescente. La trattativa per la fusione non va in porto perché Santilli vuole mantenere il controllo anche su Teramo, che ha più imprese dell'Aquila». Il direttore dell'Api fa notare, infine, come «l'unico aggregato ancora fermo, in centro storico, è il palazzo della Camera di commercio, che non è stata in grado di fare un bando in proprio demandandolo al Provveditorato alle opere pubbliche». (m.p.)

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