Camera di commercio, posti salvi

Il presidente Santilli: «Non toccheremo i dipendenti, spazio ai pensionamenti»
L’AQUILA. «Non toccheremo i dipendenti, se non nella misura imposta dalla nuova normativa relativa alla Riforma camerale in atto. Riusciremo a tamponare il taglio del 20 per cento del personale ricorrendo ai pensionamenti, senza misure straordinarie».
È quanto assicurato dal presidente della Camera di commercio dell’Aquila Lorenzo Santilli ai segretari provinciali di Cgil, Umberto Trasatti, Cisl, Paolo Sangermano e Uil, Michele Lombardo, nel corso dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio. Una riunione chiesta a gran voce dalle organizzazioni sindacali per fare chiarezza su tempi e modalità della riforma, sulla fusione con Teramo e sulle ripercussioni che tali passaggi possono avere su imprese e territorio. Una riunione definita «interlocutoria» dai sindacati, che hanno auspicato l’apertura di un tavolo di confronto permanente. Primo punto, il personale.
Secondo quanto riferito da Santilli, «nei prossimi mesi verranno accompagnati alla pensione quattro dipendenti della Camera di commercio. Altri quattro usciranno dall’ente entro il 2019, senza interventi di natura straordinaria. Ciò consentirà di raggiungere, se non superare, la soglia del taglio del 20 per cento imposta dalla riforma». Poi la discussione è scivolata sul difficile terreno della fusione con Teramo. Un passaggio che, per stessa ammissione del presidente, «resta congelato, almeno per il momento, in attesa dei chiarimenti e degli atti deliberativi e attuativi del governo, che deve meglio individuare la mission futura delle Camere di commercio». Santilli non esclude neppure l’ipotesi di una Camera di commercio unica regionale, come superamento delle fusioni L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara: scelta, quest’ultima, che spetterà alla parte politica. «L’impressione che si ha», ha detto ai sindacati, «è che il governo abbia individuato nel patrimonio immobiliare delle Camere di commercio italiane, pari a 6 miliardi, qualcosa su cui mettere le mani. Stanno colpendo un sistema di contribuzione privato. Il taglio del 50% dei contributi camerali non sposta nulla sul piano degli oneri a carico delle imprese, o lo fa in misura ridottissima. Ma incide notevolmente sui servizi e sulla promozione territoriale». Una grande incognita pesa anche su Cresa, Agenzia per lo sviluppo, Centro esteri e Centro interni. Anche in questo caso si attendono nuovi atti deliberativi del governo, per capire se il personale potrà entrare nel sistema Unioncamere.(m.p.)
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